servizio civile universale

Agenda per un Servizio civile universale

24-maggio-2019

La Conferenza nazionale enti per il servizio civile (Cnesc) ha formulato una serie di richieste descritte come “urgenti” nei confronti del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al servizio civile, Vincenzo Spadafora. In un comunicato stampa pubblicato qualche giorno fa, Cnesc (a cui aderisce Avis nazionale) valuta in maniera positiva le dichiarazioni fatte dal sottosegretario, a proposito della volontà di garantire a tutti i giovani la possibilità di fare l’esperienza del Servizio civile universale su base volontaria. Vediamo di seguito le principali istanze formulate da Cnesc, sulle quali sollecita risposte da parte della politica.

Accreditamento all’Albo unico del SCU. Al momento, solo qualche decina di enti è iscritta all’Albo unico del Servizio civile universale e meno di 200 hanno avanzato istanza di accreditamento, a fronte delle migliaia di enti accreditati al SCN. L’obiettivo di avere, entro fine 2019, enti iscritti, rappresentativi di tutti i settori di intervento e presenti su tutto il territorio nazionale per permettere il deposito di programmi di intervento o progetti, va raggiunto attraverso misure amministrative e organizzative per accelerare decisamente i tempi dei decreti di iscrizione all’Albo unico del SCU così come per accogliere le istanze di adeguamento avanzate da enti già iscritti.

Programmazione triennale. Serve un Piano Triennale che agganci il necessario radicamento territoriale dei Programmi e dei progetti ad una visione internazionale e nazionale, attraverso l’assunzione di gran parte degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Per questo determinante sarà il contributo delle organizzazioni di Terzo Settore di dimensione nazionale, che hanno dimostrato di essere in grado di avere le risorse umane indispensabili a svolgere quelle funzioni richieste dal Servizio civile universale (progettazione, selezione, formazione, rapportistica, monitoraggio) per avere omogenei standard di qualità. Tutto questo, oggi, è reso possibile dall’investimento diretto delle organizzazioni. Accanto ai contenuti sono importanti i tempi. Se in poche settimane non dovessero esserci risposte, va comunque garantito ai giovani e alle organizzazioni un deposito di progetti, in forma semplificata, che permetta di avere, come negli anni passati, un parco progetti adeguato a rendere possibile, a inizio 2021, il servizio di molte decine di migliaia di giovani.

Ruolo del Dipartimento politiche giovanili e Servizio civile universale. La riforma assegna al Dipartimento alcune funzioni in esclusiva e altre in collaborazione con le Regioni e Province Autonome. Auspichiamo che i positivi rapporti esistenti possano portare a quegli accordi bilaterali previsti dalla riforma. Ma questo non toglie che la riforma affidi al Dipartimento essenziali funzioni. Fino ad oggi il Dipartimento ha reso possibile il funzionamento delle assegnazioni, della gestione dello stato di servizio dei giovani, incluso il pagamento dell’assegno mensile. Ma nelle prossime settimane serviranno impegni ulteriori che possono essere raggiunti mettendo il Dipartimento in condizione di attuarli, attraverso il suo riordino organizzativo pubblicato sul sito, con la stabile soluzione di alcuni incarichi apicali e la dotazione adeguata di personale.

Contingente 2019. I fondi disponibili, anche rimpolpati dal recupero dei 12 milioni accantonati, di cui si dà atto all’onorevole Spadafora, sono ancora molto lontani dal rendere possibile anche la semplice riconferma dei 53.363 posti del 2018, per i quali erano state presentate quasi 124.000 domande. Si chiede nuovamente Spadafora e al Presidente del Consiglio di rispondere positivamente alla richiesta corale di altri 100 milioni per il bando 2019 del Servizio civile universale.

Misure innovative (tre mesi in Paese UE, tutoraggio, giovani con minori opportunità). Si rinnova la disponibilità a fare un monitoraggio della loro prima applicazione in corso per accelerare i tempi della sperimentazione che nel 2020 riguarderà un numero più grande di progetti e di posti.

Riordino normativo. Il riordino normativo, per il quale sembra essere stato individuato lo strumento, vede la Cnesc interessata a portare il contributo sulla base dei decenni di esperienza accumulata, sia sulla base della rappresentatività settoriale e del radicamento territoriale confermato dai dati di partecipazione ai progetti in corso.

La CNESC si pone di fronte a questo riordino legislativo con tre obiettivi:

consolidare l’impianto della riforma senza modifiche rilevanti su punti qualificanti, quali le finalità, l’accesso volontario, l’accesso di tutti i giovani residenti regolarmente o cittadini di un Paese UE;

semplificare il raggiungimento di alcuni obiettivi, fra i quali la verifica, in capo agli enti titolari dell’accreditamento di natura senza scopo di lucro, dei requisiti richiesti dalla normativa antimafia;

coinvolgere il Terzo Settore nella definizione del Piano Triennale e Annuale, valorizzando gli autonomi percorsi di lettura delle dinamiche sociali e di intervento territoriale di cui sono portatrici le organizzazioni.

(Foto di Tim Marshall su Unsplash)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *