tetto 5 per mille

È il momento di alzare il tetto del 5 per mille

05-aprile-2019

Il 26 marzo è stato pubblicato sul sito dell’Agenzia delle entrate l’elenco dei beneficiari del 5 per mille 2017. Innanzitutto grazie di cuore alle 865 persone che hanno scelto di destinare ad Avis Legnano il proprio 5 per mille. Questo gesto si traduce in un contributo di 28.508,09 euro per l’associazione, e non appena il nostro Consiglio direttivo avrà deliberato come spenderli ne leggerete su questo blog, come ogni anno.

Il difficile percorso della legge sul 5 per mille

La legge sul 5 per mille, come abbiamo raccontato su ZeroNegativo, ha attraversato anni di precarietà e incertezze (doveva essere confermata annualmente nella legge di stabilità), e per alcuni anni (dal 2010 al 2013) anche di una decurtazione. Mentre infatti si continuava a parlare di “5 per mille”, si fissava un tetto di spesa relativamente basso, 400 milioni di euro. La somma dei 5 per mille dei redditi dei cittadini che esprimevano la propria preferenza per un qualsiasi ente idoneo superava sistematicamente tale somma. Di fatto, quindi, la parte di donazioni dai 400 milioni in su non veniva erogata, trasformando così il 5 per mille in un 4 virgola qualcosa per mille. Poi, con la legge di stabilità 2014, il 5 per mille uscì dalla precarietà e divenne una misura che si rinnova automaticamente, senza bisogno di passaggi parlamentari. Il tetto venne fissato a 500 milioni di euro, un aumento abbastanza consistente da tranquillizzare enti e associazioni.

È di nuovo 4-virgola-qualcosa per mille

Un passaggio contenuto in un articolo di Giulia Frangione per il mensile Vita riporta un’informazione che getta nuove ombre sul fatto che a distanza di qualche anno tale tetto sia ancora appropriato: «Ulteriore aspetto di rilievo nel 5 per mille 2017 è rappresentato dal fatto che le somme complessive assegnate dai contribuenti sembrano avere superato la copertura di spesa prevista per legge (500 milioni) e che pertanto siano stati ridotti – ad oggi non si sa di quanto – gli importi assegnati ad ogni ente – scrive Frangione –. Lo si deduce dal fatto che il contributo degli ammessi sommato a quello degli esclusi – che contribuisce ai fini dello stanziamento statale – è di esattamente 500 milioni di euro (495.841.714,55 + 4.158.285,45) proprio pari alla copertura prevista dalla legge di stabilità: una coincidenza interessante. Questo significherebbe che le cifre riportate negli elenchi non corrispondono a quanto esattamente attribuito dai contribuenti: ricreando quindi la situazione vissuta dagli enti non profit tra il 2010 e il 2013, quando la decurtazione arrivò fino al 20 per cento del valore assegnato dai cittadini. Se così fosse, sarebbe auspicabile un’interlocuzione degli enti con il Governo per fare in modo che gli oltre 16 milioni e mezzo di contribuenti vedano assegnare per intero il proprio 5 per mille».

La storia si ripete

In sostanza, dunque, si sta ripetendo su scala più grande quanto accaduto anni fa, però su un tetto di 500 milioni invece che di 400. La buona notizia è che evidentemente la platea di donatori dev’essere aumentata, se è vero che si è superata di nuovo la soglia delle risorse disponibili. Quella cattiva è che una parte delle somme destinate dai cittadini non sarà erogata. Visto che gli italiani dimostrano di apprezzare l’istituto del 5 per mille (sono oltre 16 milioni e mezzo coloro che esprimono una preferenza nella dichiarazione dei redditi), sarebbe forse il momento di prendere atto che la soglia fissata arbitrariamente qualche anno fa non è più adeguata e andrebbe aggiornata, se si vuole ancora parlare di 5 per mille. Altrimenti, molto più onesto e trasparente dire apertamente che si tratta di un 4-virgola-qualcosa per mille.

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