uomini maltrattanti

I centri che curano gli uomini maltrattanti

07-settembre-2017

Il problema della violenza sulle donne all’interno delle relazioni non si combatte agendo solo sulla parte offesa, occorre anche intraprendere un percorso di riabilitazione nei confronti di chi offende, cioè gli uomini. Per questo sono nati in Italia dei centri pensati per gli uomini maltrattanti. Al momento ne esistono 25, come si legge in un articolo dell’agenzia Redattore Sociale, e offrono assistenza a circa 300 uomini ogni anno. «L’adesione a questo tipo di programmi è volontaria – spiega l’articolo – e gli uomini possono arrivarvi di propria iniziativa oppure su invio di servizi sociali, forze dell’ordine, avvocati o magistrati. Si parte da una semplice accoglienza telefonica agli uomini che agiscono violenza o a tutte le persone che hanno difficoltà a gestire una situazione di maltrattamento e hanno bisogno di consulenza. A seguito della telefonata vengono effettuati dei colloqui iniziali con i maltrattanti per cercare di capire insieme che percorso sia possibile effettuare per interrompere la violenza. Il Centro offre quindi una serie di consulenze e gruppi psicoeducativi per aiutare e sostenere gli uomini nel loro cambiamento». Quando si parla di violenza, ovviamente non si deve pensare solo a quella fisica, ma anche a quella psicologica.

In generale, la prevaricazione che certi uomini mettono in atto all’interno della coppia o della famiglia è spesso subdola e strisciante, fatta di piccoli gesti ricorrenti, che con l’andare del tempo vengono accettati e condizionano in maniera permanente le relazioni. Talvolta è lo stesso “maltrattante” a non rendersi conto della violenza implicita nel proprio modo di relazionarsi col partner o con i figli, perché conseguenza di stereotipi di genere e prassi che arrivano dall’ambiente familiare e culturale di partenza. Il primo passo è dunque aiutare la persona a rendersi conto di ciò che sta facendo, per poi guidarla nel rielaborare determinate convinzioni e abitudini. «Quando lavoriamo con uomini che sono violenti non troviamo dei mostri assetati di sangue – spiega Alessandra Pauncz, direttrice del Centro di ascolto uomini maltrattanti (Cam) di Firenze –, ma semplicemente uomini che hanno appreso un linguaggio in cui per un uomo è legittimo e giusto prevaricare sugli altri ed in particolare su donne e bambini. C’è un sottile linguaggio del privilegio maschile, che fa sì che gli uomini pensino di essere legittimati ad essere violenti, senza mai percepire le proprie azioni come violente. Credo che il primo passo per cambiare la cultura della violenza sia riconoscerla e nominarla. Se consideriamo “normale” offendere quando siamo in disaccordo con qualcuno, alzare la voce per prevaricare nella discussione, rompere oggetti quando siamo esasperati e qualche volta tirare uno schiaffo ai nostri figli quando ci mancano di rispetto, saremo portati a pensare che questi comportamenti siano normali e non fare niente per cambiare atteggiamento».

I dati statistici riportati nell’articolo su chi si rivolge a questi centri sono relativi al solo Cam di Firenze, attivo da sette anni: «L’utenza è formata da uomini che hanno agito una qualche forma di violenza contro la propria partner o ex partner, per la maggior parte di nazionalità italiana (92 per cento) e per la maggior parte padri (il 77 per cento ha almeno un figlio). L’esperienza del Cam mostra anche come il comportamento violento sia trasversale per età e status socio-economico con il 62 per cento degli accessi nella fascia di età 31-50 anni. Stessa omogeneità di distribuzione riguarda anche la professione degli uomini che si sono rivolti al Cam, con una distribuzione abbastanza uniforme tra liberi professionisti e operai e un picco tra i dipendenti (sia pubblici che privati), ben il 36 per cento. Infine, la maggior parte dell’utenza si trova ancora in relazione con l’ultima partner contro la quale è stata agita violenza».

È un lavoro prezioso quello dei centri di ascolto per uomini maltrattanti, che ha bisogno di crescere in modo che sia un’attività distribuita su tutto il territorio italiano. Guardando la mappa pubblicata da Redattore Sociale ci si accorge che attualmente non è così, visto che dei 25 centri attualmente aperti solo tre si situano più a Sud di Livorno. Il primo passo, dicevamo, è accorgersi che qualcosa non sta funzionando nelle proprie relazioni, e spesso è il punto più difficile.

Di seguito riportiamo una lista di comportamenti, stilata dal Cam di Firenze, che dovrebbe mettere in allarme chiunque senta di averne messo in pratica anche solo uno. In tal caso, sarebbe bene prendere in considerazione la possibilità di rivolgersi a un centro per uomini maltrattanti:

«1. Fare o dire delle cose che dopo fanno stare male.
2. Cercare di impedire alla propria partner di fare qualcosa che voleva fare (come mettere un particolare vestito, uscire con le amiche, avere un lavoro o studiare).
3. Seguire o controllare i movimenti della propria partner (magari telefonando o mandando costantemente messaggi ad orari strani).
4. Provocare paura nella partner e/o nei figli.
5. Fare pressioni alla partner o ad altre donne per fare sesso quando non vogliono.
6. Essere gelosi e/o accusare la partner di prestare troppa attenzione a qualcun altro.
7. Schiaffeggiare, picchiare, spingere la propria partner o minacciare di farlo.
8. Offendere, criticare, far sentire stupida per le proprie idee la propria compagna o/e i figli.
9. Controllare le finanze, magari verificando tutte le spese di casa e non permettendo alla partner un uso personale dei soldi.
10. Non riconoscere se stessi quando ci si comporta in un certo modo».

Fonte foto: flickr

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