Come sta la stampa italiana? (Suggerimento: male)

28-ottobre-2014
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Il livello generale della qualità dei giornali in Italia è piuttosto basso. Non sono necessarie troppe statistiche o classifiche: basta sfogliare. Capire cosa sta succedendo nel mondo, trovare chiavi di interpretazione dei fatti più importanti o delle decisioni che ci riguarderanno è sempre più un’impresa. Per esempio, uno legge il Corriere e scopre che l’ex presidente della Commissione europea José Manuel Barroso avrebbe detto che «La maggioranza delle notizie sulla stampa italiana sono assolutamente false, surreali e non hanno nulla a che vedere con la realtà, se non a volte per caso. Sono francamente invenzioni e mi delude vedere fino a che punto organi di stampa autorevoli possano dare risonanza a queste voci». Poi si scopre che una traduzione più fedele delle sue parole (potete controllare sul Financial Times la versione in inglese) suona così: «La maggior parte delle notizie uscite sulla stampa italiana, sulle posizioni che io o la Commissione sosteniamo sono notizie completamente false, surreali, che non hanno niente a che vedere con la realtà».

Barroso si sta quindi scagliando contro chi ha dato notizie false a proposito di ciò che lo riguarda, non contro la stampa italiana in generale. Nel fare questa precisazione, in realtà siamo costretti a dargli ragione (non tanto a lui quanto al Barroso immaginario messo in scena dal Corriere), perché proprio la “veniale” sottrazione delle parole che abbiamo messo in corsivo cambia completamente il contenuto del messaggio. Si crea così una nuova notizia, che non ha più a che fare con la lettera inviata dalla Commissione europea al governo italiano, bensì trasforma il fatto in un attacco personale di Barroso alla stampa italiana.

Che dire poi del fuori onda in cui è incappato Graziano Delrio nella conferenza sui tagli alle Regioni. Nella notizia apparsa inizialmente su Repubblica.it, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio sono state attribuite queste parole, sussurrate al presidente del Piemonte Sergio Chiamparino pensando che i microfoni fossero spenti: «Comincio io con delle banalità, poi vai tu…». Come a denotare uno scarso interesse del sottosegretario verso l’argomento trattato. Altri quotidiani hanno subito ripreso la trascrizione inesatta, costruendoci titoli e articoli. In realtà, riascoltando il fuori onda si sente distintamente Delrio dire: «Comincio io come padrone di casa, poi se vuoi parlare tu non me ne frega un c…». La caduta di stile rimane, ma il discorso sembra molto più spostato su chi deve parlare dei due, e se Delrio non ha interesse a farlo ed è disposto a lasciare la parola a Chiamparino, tutto sommato sono affari suoi e di Chiamparino. Più importante sarebbe capire il contenuto di questi tagli, ma il fatto più degno d’interesse si perde molto più in fretta dell’aneddoto.

Per chiudere questa carrellata sulle notizie false, inventate o manipolate, citiamo il caso di una serie di articoli (ormai quasi un genere giornalistico) che periodicamente assicurano che non è vero che il lavoro non c’è. Al contrario, i posti ci sono, ma non si presenta nessuno. Su un blog di Repubblica.it, l’autore pubblicava tempo fa un articolo in cui si spiegava in Italia ci sono «almeno 35mila posti di lavoro che nessuno vuole accettare». L’affermazione si basa su «i risultati di un’indagine svolta dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro», che però l’autore non si è preoccupato di verificare. Ne nasce un articolo che racconta come sul mercato italiano, nel primo trimestre del 2014, mancassero all’appello 10mila infermieri, 6mila pizzaioli, 1.400 informatici e così via. La realtà ci dice cose diverse, e infatti l’“indagine” non ha alcuna attendibilità. Tempo prima ci era cascato anche il condirettore della Stampa, Massimo Gramellini, che in un articolo nel 2011 scriveva che «a Roma – è il lamento dell’Unione Panificatori – non si trovano trecento ragazzi disposti a fare il pane per duemila euro al mese». Poi però, quando un lettore gli chiede delucidazioni su dove siano questi posti di lavoro, Gramellini risponde in maniera gentile e garbata, evitando però di citare la fonte.

 

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