Cultura: un nuovo “per mille” nella dichiarazione dei redditi

27-novembre-2015

Il piano per la sicurezza annunciato il 24 novembre dal governo prevede un doppio investimento: un miliardo sarà destinato ad aumentare le risorse a disposizione delle forze dell’ordine, un altro miliardo andrà a incrementare gli investimenti in cultura. «Per ogni euro in più investito in sicurezza, ci deve essere un euro in più investito in cultura». Questo lo slogan scelto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi per presentare l’iniziativa. La cifra destinata alla cultura prevede un impegno su quattro fronti, sintetizzati così da Vita: «500 milioni alle città metropolitane per progetti di riqualificazione e “rammendo” delle periferie; 300 milioni di euro per i diciottenni cui verrà estesa la Carta da 500 euro già predisposta per i professori e che potrà essere spesa per consumi culturali; 50 milioni di euro per il diritto allo studio e le borse di studio degli studenti universitari meritevoli; 150 milioni di euro per donare a tutti i cittadini la possibilità di dedicare il due per mille a un’associazione culturale».

Quest’ultima disposizione attira particolarmente l’attenzione, dato che un dispositivo simile è già presente dal 2011 nei moduli per la dichiarazione dei redditi. Tra le varie possibilità di destinazione del 5 per mille è infatti prevista anche la casella “Cultura”. Ciò che ha sempre destato perplessità in questa opzione (ne abbiamo parlato più volte su ZeroNegativo) è il fatto che non sia data la possibilità di scegliere esattamente a chi destinare la cifra corrispondente. Il contribuente può solo barrare genericamente una casella per sostenere “il patrimonio artistico italiano”, ma poi il meccanismo per l’assegnazione dei fondi resta oscuro. La cosa fu denunciata fin dall’inizio con un appello del Fai (Fondo ambiente italiano) a modificarne il funzionamento.

Nel tempo le preoccupazioni hanno trovato conferma, come si può intuire guardando i dati sull’assegnazione riferiti al 2013, pubblicati in questi giorni (e scovati sul sito del Ministero della cultura da Carlo Mazzini). Si tratta di 2,3 milioni di euro, dei quali 1,2 milioni assegnati a realtà del Veneto, che evidentemente hanno saputo rendersi particolarmente meritorie agli occhi del Ministero. Peraltro, con tutti i soggetti che in Italia fanno cultura, non si capisce come sia possibile che a essere selezionati siano stati solo in 17.

La torta ora si allarga fino ai 150 milioni promessi da Renzi, che speriamo sarà possibile assegnare scrivendo “nome e cognome” dell’associazione o ente che il cittadino vuole supportare. La buona notizia è che, se le cose stanno così come sono state descritte, i soldi non andranno a decurtare il tetto previsto per il 5 per mille, ma proverranno da un fondo dedicato previsto in questo piano sicurezza. Chissà se sparirà dal riquadro del 5 per mille la casella relativa alla cultura, o se rimarrà creando ulteriore confusione nella compilazione. Si tratterebbe del quarto “per mille” presente nella dichiarazione, fermi restando tutti gli altri (8 per mille a istituti religiosi, 5 per mille a non profit ecc., 2 per mille ai partiti). Renzi ha detto che «Già oggi i cittadini possono dare il 2 per mille ai partiti, ma non possono darlo al Teatro della Scala o alla scuola di musica di periferia, al teatro sperimentale cittadino o all’associazione culturale».

Bene sarebbe ricordare che molti enti sono già destinatari di contributi pubblici, ma questi a ogni stagione politica subiscono tagli e ridimensionamenti, come abbiamo denunciato qualche mese fa parlando delle decurtazioni subite da molte orchestre. La coperta è corta insomma, e da qualche parte c’è sempre qualcuno che resta al freddo.

Fonte foto: flickr

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