digital wellness mercato

Il florido mercato del digital wellness

19-marzo-2019

Da un po’ di tempo si è diffusa una certa consapevolezza su quanto gli aggeggi tecnologici che ci portiamo sempre in tasca, e che consultiamo per svariati minuti al giorno, siano un pericolo per la nostra capacità di attenzione, concentrazione, e di “stare nel momento”. Le compagnie tecnologiche (sia quelle che producono i device, sia quelle che sviluppano le app) hanno intercettato questa preoccupazione, e hanno cominciato a metterci in guardia dalle minacce dell’iperconnessione, proponendo soluzioni pronte all’uso. Si è sviluppato così il mercato del digital wellness.

Che cos’è il digital wellness

La domanda che bisogna sempre farsi in questi casi è ovvia: possiamo fidarci se la soluzione al problema arriva dallo stesso soggetto che ha contribuito a provocarlo, il problema? La risposta è altrettanto ovvia, ed è ciò su cui si è soffermato il giornalista e ricercatore americano Oscar Schwartz, in un articolo per il Guardian. Una delle app più famose in questo settore si chiama Moment, ed è stata creata dallo sviluppatore Kevin Holesh nel 2014. L’idea di creare l’app viene dalla sua storia personale: sviluppatore indipendente, assorbito dal lavoro per gran parte della giornata, si rende conto di passare i momenti liberi a fare scrolling su Twitter invece di fare una passeggiata con la famiglia. Così crea una piccola applicazione che monitora il suo uso del telefono, scoprendo di passarci ben 75 minuti al giorno. Decide allora di aggiungere un timer all’applicazione che, giunto al 40esimo minuto di utilizzo giornaliero, gli invii una notifica consigliandogli di fare qualcosa di più costruttivo. «Era come avere un angelo poggiato sulla spalla, che ti spinge verso la direzione giusta». Se ha funzionato per lui, funzionerà anche per gli altri. E infatti Moment è diventata una delle più popolari app di digital wellness presenti sul mercato, proponendo una serie di funzioni gratuite (come quella appena descritta), ma anche percorsi mirati (a pagamento) che promettono di riportare serenità e produttività nella vita degli utenti.

Dal digital wellness al capitalismo di sorveglianza

L’anno scorso Holesh ha assunto Tim Kendall, ex dirigente di Facebook e Pinterest, per sviluppare ulteriormente il prodotto. Questi ha subito visto nel digital wellness un business da sfruttare, tanto che nel 2018 Moment ha portato ricavi per ben 27 milioni di dollari. Le compagnie tecnologiche hanno dunque trovato il modo di aiutarci ad avere a che fare con la tecnologia stessa, in cambio di (altri) soldi. Questa iniziativa si ricollega al fenomeno del capitalismo di sorveglianza, cioè quel particolare sistema economico basato sullo sfruttamento dei dati degli utenti per costruirgli attorno prodotti su misura, cercando di prevedere (e idealmente determinare) il loro comportamento. Kendall è infatti convinto che, man mano che Moment sarà in grado di conoscere meglio i suoi utenti, proporrà loro programmi di digital wellness più personalizzati ed efficaci. E come si arriva a conoscere meglio gli utenti, se non sfruttando i loro dati? Kendall ha assicurato a Schwartz che Moment non utilizza i dati degli utenti se non per migliorare il servizio, ma la pagina relativa alla privacy policy sul sito dice chiaramente che informazioni personali possono essere vendute ad aziende terze per finalità di marketing diretto. Si aiutano quindi le persone a ridurre l’uso della tecnologia, usando quella stessa tecnologia per proporre loro prodotti e servizi da acquistare.

Riconquistare l’attenzione senza tecnologia

L’artista Jenny Odell osserva che questo modello di business è possibile perché le persone, di fronte a un problema, tendono a propendere per le soluzioni pronte all’uso, come promettono di fare le app di digital wellness. Odell ha però proposto nel suo libro una strada diversa, portando la propria storia personale. Il suo desiderio di continua connessione tecnologica ha iniziato a scemare nel momento in cui ha cominciato a interessarsi a un’attività che con la tecnologia non ha nulla a che fare: il birdwatching. «Funziona meglio di qualsiasi programma di digital detox – ha detto –. Non devo lottare attivamente contro la tecnologia. Semplicemente metto via il mio telefono perché c’è qualcos’altro che cattura completamente la mia attenzione e concentrazione». Per seguire il suo esempio, ovviamente, non è necessario diventare tutti birdwatcher. Il punto è avere un interesse vero e coinvolgente verso una qualunque attività. Allora lo sforzo sarà ricordarsi di guardare il telefono ogni tanto, più che costringersi a non farlo. Sembra incredibile? Certo, molto più semplice seguire un comodo programma a pagamento, costruito su misura per noi. Ma può funzionare sul lungo periodo?

(Foto di Gian Cescon su Unsplash)

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