caratteristiche leader

Gli ingredienti che fanno un leader

08-aprile-2019

Quali sono le caratteristiche che fanno di una persona un leader? Su ZeroNegativo abbiamo provato a ragionarci varie volte. Pochi giorni fa è uscito un articolo in proposito di Annamaria Testa su Internazionale. Ne proponiamo un estratto.

Non è così paradossale il fatto che, più le persone vogliono contare come individui, più sentano il bisogno di fare riferimento a un leader per contare ancora di più.

Cercano una guida in grado di ispirare, orientare e organizzare. Un catalizzatore che consolidi e metta a sistema i bisogni e i desideri. Cercano una voce e una presenza fisica (un corpo) tale da rappresentare e promuovere le istanze e dargli continuità e progettualità. Cercano, nell’identità del leader, uno specchio e un amplificatore della propria identità. E perfino un oggetto di stima, rispetto e venerazione.

Ma quando diciamo leader, abbiamo tutti in mente lo stesso profilo? Oppure il termine è oggi usato in modo così generico da accogliere qualsiasi significato catartico e salvifico, poco più che la personificazione di una speranza?

Al comando o alla guida

Tra l’altro, è curioso che né in italiano né in francese ci sia un termine strettamente corrispondente all’inglese leader. In spagnolo c’è un termine adattato: líder. Comunque, per una volta, l’uso del termine inglese porta con sé almeno un vantaggio: l’essere privo di connotazioni di genere.

Su leader e leadership sono state prodotte, tra sociologia, psicologia, impresa e politica, molte teorie e innumerevoli pagine. Chissà se riesco, sullo stesso tema, a scrivere qualcosa di sensato in poche righe.

Partiamo dalla caratteristica più elementare, il ruolo: leader è colui o colei che guida (leader viene dall’inglese to lead, guidare). E subito vien fuori una sottile ma cruciale distinzione.

Se diciamo capo (in inglese, chief) intendiamo chi esercita un potere. Se invece diciamo leader, intendiamo chi assolve una funzione di guida. Dunque, possiamo avere capi che sono carenti di leadership (e che non possono essere considerati leader). E leader che non hanno alcun potere sostanziale, se non quello che deriva dall’assenso e dalla numerosità dei loro sostenitori.

Un capo può essere percepito come una carogna e mantenere il suo ruolo. Un leader, no

Ed eccoci a un secondo punto: un capo ha dei subordinati, che comanda. Un leader ha dei seguaci, che raccoglie e orienta. E ancora: non c’è capo senza gerarchia, ma un leader può essere tale a prescindere da qualsiasi struttura gerarchica. Il potere del capo chiede di essere conquistato e sostenuto dalla competenza, la leadership, invece, di essere espressa, anche (e soprattutto) in chiave emozionale, e attraverso la comunicazione.

Il potere del capo può esprimersi anche in termini di coercizione. Quello del leader è puro potere morbido (soft power) fondato sulla fascinazione, sul consenso e su una fantasticata vicinanza. Questo vuol dire che un capo può essere percepito come una carogna e mantenere il suo ruolo. Un leader, no.

Infine: si può diventare leader anche proprio malgrado, per il puro fatto di sostenere una tesi o di compiere un’azione rilevante e ispirante, proprio nel momento in cui una collettività ne sente il bisogno. E si perde leadership, senza fare neanche in tempo ad accorgersene, se si dicono o fanno cose in cui la medesima comunità non si riconosce più.

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(Foto di Markus Spiske su Unsplash)

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