immaginario collettivo italiani

Qual è l’immaginario collettivo degli italiani

09-maggio-2019

Sembra incredibile, ma i soggetti di cui gli italiani dicono di avere più fiducia sono gli scienziati. Incredibile perché in questi tempi di scetticismo verso le verità scientifiche e critica trasversale alle élite sorprende leggere una risposta del genere, nel sondaggio realizzato dal Censis per conto di Conad.

Contro le élite, ma non tutte

Dietro i “grandi scienziati” (che ottengono il 40,7 per cento dei consensi) si situano il Presidente della Repubblica (30,7 per cento), il Papa (29,4 per cento) e i vertici delle forze dell’ordine (25,5 per cento). Molto staccati seguono i “grandi imprenditori industriali” (10,9 per cento), i vertici delle forze armate (9,8 per cento), di corpi intermedi e associazioni di categoria (8,1 per cento) e di sindacati (5,1 per cento). I vertici dei partiti non vanno oltre il 4 per cento, e ancora più indietro si situano opinionisti, editorialisti, esperti e opinion maker (3,8 per cento), i direttori di giornali e telegiornali (3,6 per cento), i parlamentari (3,2 per cento). Qualcuno arriva a indicare i banchieri (1,5 per cento). Si può ipotizzare che le figure meno “divisive” siano quelle che ottengono più successo. Immaginiamo che ognuno abbia fiducia negli opinionisti, editorialisti, politici, sindacalisti ecc. che la pensano come lui o portano avanti idee nelle quali si riconosce. Indicare intere categorie come “soggetti in cui si ripone la massima fiducia” è altra cosa, ed è normale che figure più di mediazione (come il Presidente della Repubblica o il Papa) o politicamente non apertamente schierate (come scienziati e forze di polizia) riscuotano più consensi. I ricercatori aggiungono una considerazione sulla generale sfiducia nelle istituzioni, per cui gli italiani pensano di «doversela cavare da soli nel contesto attuale», dunque «sentono anche il bisogno profondo di figure di alto profilo dell’establishment, riferimenti alti per la buona convivenza civile».

Meno consumi e status symbol, più sicurezza

Nello studio, che si intitola “Verso un immaginario collettivo per lo sviluppo – Cosa sognano gli italiani”, sembra emergere una minore ossessione rispetto al passato verso l’acquisto di oggetti considerati status symbol, come auto di grossa cilindrata o prodotti di lusso. Addirittura il 75,3 per cento degli italiani non riesce a individuare un bene di consumo che considera “un mito”, un oggetto che gli darebbe una tale gratificazione da diventare un obiettivo nella vita. «Il cambio di psicologia sociale è visibile nel nuovo rapporto con i consumi – osservano gli autori –, perché si chiude la fase storica in cui proprio i consumi hanno rappresentato una parte fondamentale dell’emancipazione dei soggetti e della modernizzazione della società: finisce l’epoca in cui la corsa a nuovi, più ampi e più articolati consumi opera come grande molla di crescita individuale e collettiva, epicentro di quello sviluppo per tutti capace di non lasciare alcuno fuori». I “sogni” degli italiani sembrano in parte orientati verso una maggiore mitezza, che sorprende rispetto all’asprezza dei toni che caratterizza il dibattito politico e mediatico, e che sembra ormai un elemento necessario per ottenere ascolto e consenso da parte delle persone. Non che le soddisfazioni materiali abbiano perso del tutto il loro appeal. Piuttosto, sembrano mescolarsi elementi dal forte impatto “sociale” con altri più legati a un sentimento più generale di sicurezza, intesa come “minimizzazione delle fonti di ansia”. Tra le cose “che contano” per gli italiani  figurano il posto fisso (33,7 per cento), la casa di proprietà (27,4 per cento), il successo professionale (24,9 per cento), lo smartphone e i social network (22,3 per cento). Poi ancora la ricchezza (22,1 per cento), l’essere fisicamente in forma (16,3 per cento), il potere (16,3 per cento), l’amore (14,7 per cento), un buon titolo di studio (13,9 per cento).

Spazio al merito e maggiore uguaglianza

Una misura su cui la politica si dimostra da sempre molto timida è l’introduzione di una tassa che colpisca i grandi patrimoni. Se volesse davvere dare retta “al popolo”, dovrebbe forse tenere conto del 73,9 per cento degli italiani favorevole a un’imposta sui grandi patrimoni. La percentuale sale al 78,4 tra le persone che hanno redditi bassi. E poi c’è molta voglia di ridurre le disparità e dare maggiore riconoscimento a chi se lo merita: «Per il 52,1 per cento degli italiani occorre dare più spazio al merito e a chi è bravo. […] Il 47,8 per cento indica più uguaglianza, risultati distribuiti in modo più equo: la cosa decisiva è ridurre le disparità. Il 34,3 per cento chiede più welfare e protezione: le persone devono sentirsi con le spalle coperte di fronte ai rischi sociali. Il 33,1 per cento sente il bisogno di minore aggressività e rancore verso gli altri: bisogna sempre più garantire la libertà di chi rispetta la legge. Il 30,8 per cento ritiene importante avere obiettivi comuni che tutti sentano come propri: un sogno da condividere di cui sentirsi parte. Il 27,3 per cento chiede più flessibilità, meno regole: chi investe, ha progetti e voglia di fare deve avere meno ostacoli possibili. Solo il 10,9 per cento vuole meno generosità verso chi non è parte della sua comunità (non è italiano, è di un’altra regione, di un altro comune ecc.), che non deve beneficiare della solidarietà o comunque deve venire dopo gli autoctoni».

(Foto di Adam Griffith su Unsplash)

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