invenzioni non capite

È bene essere prudenti nello stroncare le invenzioni

03-dicembre-2018

Lo scetticismo di fronte alle novità del nostro tempo (quelle tecnologiche in testa) rivela una certa resistenza dell’essere umano nei confronti dei cambiamenti. Non è un fenomeno inedito nella storia, e diverse invenzioni poi rivelatesi di successo hanno dovuto affrontare il parere degli esperti, che al momento della loro uscita le definivano già “un fallimento”. Il sito Dagospia ha tradotto un articolo di Vox sul tema. Ve ne proponiamo un estratto.

Nel 1879, l’inventore e scienziato Henry Morton, presidente dello “Stevens Institute of Technology”, definì l’invenzione di un uomo un “chiaro fallimento.” Quell’uomo era Thomas Edison, e l’invenzione era la lampadina.

[…] La dichiarazione di Morton dimostra quanto sia difficile prevedere il futuro. Nel suo caso, non aveva dubbi sull’utilità della lampadina di Edison. La sua obiezione principale era che non esisteva un modo per trasportare l’energia elettrica su lunghe distanze e fare in modo che le lampadine arrivassero in ogni casa (lo stesso Edison non sapeva come fare). Prevedere il destino di una nuova invenzione spesso significa essere in grado di immaginare gli ampi cambiamenti sociali e tecnologici che l’accompagnano. Ed è incredibilmente difficile.

Ecco uno sguardo ad altre sette importanti invenzioni, dalla bicicletta allo smalto, dal laptop alla segreteria telefonica, che nella fase iniziale suscitarono molti dubbi […]

1) Biciclette: «La popolarità della ruota è destinata all’insuccesso»

Oggi vediamo la bici come uno dei principali mezzi di trasporto cittadino, ma quando fu inventata veniva considerata niente più che una moda destinata a sparire. Il 20 agosto 1890, il Washington Post definì la bicicletta una moda passeggera per le signore alla moda. Il 17 agosto 1902, gli esperti affermarono che «la popolarità della ruota è condannata». Era considerata poco pratica e pericolosa, e le strade erano troppo poco lisce per permettere il transito ai ciclisti. Non abbiamo bisogno di spoiler per sapere com’è andata.

2) Auto: «I prezzi saranno sempre troppo alti»

Nel 1902, il New York Times definì l’automobile impraticabile. Sulla scia della moda delle biciclette negli anni ’90 dell’ottocento, i giornalisti e gli analisti erano diffidenti nei confronti della “next big thing” nel settore dei trasporti. Spiegava un critico: «Il mondo delle auto sta seguendo la storia di quello delle biciclette in quasi ogni aspetto, sia come settore commerciale che come sport. La questione che sorge spontanea è se l’attuale periodo di espansione sarà seguito da un crollo disastroso come accadde dopo il boom del ciclismo pochi anni fa».

Il Times azzardò anche che il prezzo delle auto «non sarebbe diventato mai sufficientemente basso da renderle davvero popolari come le biciclette». Lo diventò poco dopo, quando Henry Ford perfezionò la produzione di massa delle automobili, permettendo al prezzo di scendere e alla domanda di aumentare vertiginosamente.

3) Lo smalto per le unghie era una «strana e singolare moda»

Nel 1917, Cutex inventò la cosa che più si avvicina allo smalto per unghie così come lo conosciamo oggi. Ma non divenne subito mainstream: nel 1927, il New York Times lo chiamò una «moda londinese»,  mentre l’anno prima, su Vogue uno scrittore aveva manifestato dubbi sulla sua dannosità per le unghie.

4) Il cinema sonoro: «Parlare non appartiene alle immagini»

Nel 1928, Joseph Schenck, presidente della United Artists, sembrava sicuro di una cosa: le immagini parlanti erano solo una moda. Disse al New York Times che «parlare non appartiene alle immagini». Anche se gli effetti sonori potevano essere utili, era certo il dialogo fosse stato sopravvalutato. «Non credo che la gente vorrà veder parlare le immagini a lungo», affermava. E non era il solo.

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(Foto di Johannes Plenio su Unsplash)

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