Parigi: le domande rompono il silenzio

24-novembre-2015

È stato inevitabile leggere articoli e analisi sui drammatici fatti di Parigi in questi giorni. Mentre ognuno cerca le proprie risposte, per cercare almeno di dare una collocazione (dire “un senso” sarebbe inappropriato) all’azione terroristica, molte di più sono le domande che vengono alla mente. Proviamo a elencarne alcune (in parte ispirate proprio dalle letture dei giorni scorsi) in ordine sparso, perché di fare analisi “a freddo” non ce la sentiamo. Un po’ perché è davvero difficile sintetizzare, un po’ perché di freddo c’è ben poco nel nostro animo, di fronte alla barbarie compiuta.

Perché l’Occidente fa affari con i Paesi del Medio Oriente che apertamente supportano (ideologicamente ed economicamente) l’Isis?

Ha senso rispondere agli attacchi con i bombardamenti su un territorio in cui l’Isis è interconnesso alla società civile, con la conseguenza inevitabile di rispondere a una strage di innocenti con un’altra strage di innocenti?

Perché la Francia ha chiesto aiuto all’Unione europea e non alla Nato?

Chi sa nominare un episodio della Storia in cui una guerra è stata una risposta efficace per risolvere una controversia? (© Gino Strada)

È proprio vero che l’uomo, da quando esiste sulla Terra, ha sempre fatto la guerra?

Stasera suona il mio gruppo preferito in un locale della mia città. Ci vado?

È possibile criticare l’islam con la stessa tranquillità con cui ci si esprime criticamente verso il cristianesimo, senza automaticamente sentirsi dei bersagli?

Perché è nata l’espressione “islam moderato”, mentre non esiste quella di “cattolico moderato” o “ebreo moderato”? L’islam “non moderato” è pericoloso?

È davvero la religione la base del conflitto, o si tratta ancora una volta della solita guerra per le risorse naturali?

Dobbiamo sentirci in colpa se siamo emotivamente più coinvolti per quanto avvenuto a Parigi, piuttosto che per quanto avvenuto qualche settimana prima a Beirut?

Perché i giornali italiani, nei giorni successivi all’attentato, hanno fatto a gara per seminare il panico tra la gente, citando notizie non verificate?

Con le spese militari fuori dal fiscal compact avremo più polizia ed esercito nelle città, stazioni, aeroporti, ecc. Un’Europa iper-militarizzata è un’Europa più sicura?

Dopo gli interventi militari in Afghanistan e Iraq, questi due Paesi sono diventati quelli in cui ci sono più vittime di attentati terroristici al mondo. Siamo proprio sicuri che bombardare la Siria porti più benefici dei danni che farebbe?

Ha senso insospettirsi nell’incrociare per strada una persona il cui aspetto denota il rispetto della sunna islamica?

Con che stomaco alcuni politici hanno potuto cogliere (anche) questa occasione per ribadire le proprie tesi xenofobe?

Cosa possiamo fare concretamente noi, come singoli cittadini ed esseri umani?

Ci fermiamo qui, anche se le questioni aperte sarebbero molte altre. Teniamo a specificare che non si tratta di domande retoriche, né queste hanno l’intento di suggerire una risposta obbligata. Proprio l’incapacità di rispondere ci spinge a condividerle, nella speranza di capire se, da venerdì 13 novembre, il mondo fuori dalle nostre case (e anche dentro) è davvero cambiato per sempre.

Fonte foto: flickr

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