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Pubblicità del gioco d’azzardo, vietata ma non del tutto

10-maggio-2019

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha pubblicato il 18 aprile delle linee guida attuative sulla pubblicità del gioco d’azzardo. Pur riprendendo i principi previsti dal decreto che ne stabiliva il divieto, il documento lascia aperta la possibilità di continuare a fare pubblicità di questo tipo, seppure in forma ridotta. Come spiega Redattore Sociale, infatti, sarà ancora possibile essere “informati” nelle trasmissioni televisive sulle quotazioni dei bookmaker rispetto a un certo evento sportivo. Inoltre, baristi e titolari di sale da gioco potranno continuare a dare comunicazione delle vincite registrate nei loro esercizi commerciali.

«Per la campagna Mettiamoci in gioco – spiega RS–, nata per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo e promossa da una quarantina di associazioni, queste concessioni alla pubblicità rappresentano “spazi eccessivamente ampi ad informazioni comunque suscettibili di ridurre lo spazio di tutela del consumatore/giocatore, soprattutto se appartenente alle categorie vulnerabili”». Mettiamoci in gioco punta al divieto delle informazioni sulle quotazioni dei bookmaker nelle trasmissioni tivù, perché, scrive, «”è nostra convinzione che chiunque voglia esercitare il proprio diritto di giocare d’azzardo abbia a disposizione strumenti e spazi sufficienti per conoscere e comparare quote e offerte commerciali legali, senza la necessità di promuovere ulteriormente queste informazioni in programmi sportivi”.

Per quanto riguarda la pubblicità delle vincite, Mettiamoci in gioco sottolinea “che la semplice esposizione rappresenti da sola una forma di induzione al gioco”. Semmai, “un reale ‘servizio informativo’ a 360 gradi richiederebbe non solo l’esposizione delle vincite ma anche il computo delle perdite fatte registrare dai giocatori in quel punto vendita”». Inoltre, Agcom ammette la possibilità di fare televendite di “beni e servizi di gioco a pagamento”, purché queste non abbiano “natura promozionale” e che questa sia da intendere come “presunta” se le trasmissioni avvengono in un palinsesto televisivo generalista. Più che vietare la pubblicità, la si ghettizza dunque. «Per Mettiamoci in gioco “la televendita è per sua stessa natura promozionale e l’offerta televisiva consta di numerose reti – gratuite o a pagamento – il cui palinsesto non rientra nelle definizioni ‘generalista’ o ‘semigeneralista’”. L’auspicio di Mettiamoci in gioco è che questi tre punti delle linee guida siano rivisti». Sul mensile Vitaci si pone una domanda secca su queste linee guida: «Un provvedimento imbarazzante, insomma, che mette nell’angolo la politica e indigna la società civile. Come reagirà il governo?».

(Foto di Carl Raw su Unsplash)

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