società bassa definizione

Una società a bassa definizione

29-luglio-2019

Secondo alcuni autori ci siamo abituati a una società in cui l’ottimo non è più un obiettivo, ma dove il “buono quanto basta” è la misura di cui accontentarsi. Riprendiamo un estratto della riflessione di Vanni Codeluppi su Doppiozero.

Le aziende che producono degli strumenti di comunicazione promettono costantemente agli individui di offrire loro dei mezzi per vivere in un mondo più preciso e definito rispetto alla realtà quotidiana. D’altronde, in apparenza le rappresentazioni mediatiche odierne sembrano essere maggiormente accurate e coinvolgenti rispetto al passato. In realtà, è vero esattamente il contrario. Siamo di fronte infatti a una società che si muove decisamente più in fretta rispetto alla capacità umana di tenerle il passo. È inevitabile perciò che gli individui tentino disperatamente di sviluppare delle forme di adattamento a tale tipo di società e si accontentino di forme di comunicazione e d’immagini dotate di un basso livello di definizione. Che sono perciò imprecise e persino grossolane, ma in grado comunque di consentire di comunicare in maniera estremamente veloce. Si fa largo così un’estetica dell’imperfezione e le società occidentali avanzate stanno di conseguenza sempre più trasformandosi in società basate sul principio del cosiddetto «good-enough». Fanno cioè ricorso a un modello sociale nel quale in prevalenza gli individui, per riuscire a rimanere sintonizzati con i processi di cambiamento, sono costretti a rinunciare a cercare il migliore e l’ottimo, che considerano irraggiungibili, e si accontentano di avere il “buono quanto basta”. È la tesi che ha sostenuto ad esempio qualche tempo fa Paolo Magrassi nel volume La good-enough society. Sopravvivere in un mondo quasi ottimo (FrancoAngeli).

Nello Barile ha affermato che la diffusione di questo modello comunicativo appare essere estremamente evidente oggi in numerosi ambiti della produzione di creatività (dalla musica alla computer art), ma è presente in maniera particolare all’interno della «politica a bassa fedeltà». Un tipo di politica che ha dato il titolo al più recente libro dello stesso Barile (Mondadori Università) e ha trovato delle efficaci forme di applicazione nelle modalità comunicative adottate dai principali leader che dominano attualmente la scena politica italiana. 

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(Foto di Iwan Shimko su Unsplash)

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