In molti Paesi europei la copertura pubblica delle cure per la salute mentale è inadeguata, se non inesistente. Lunghe liste di attesa, ticket o risorse limitate spingono i pazienti verso il privato. Ma in quanti se lo possono permettere? Grazie all’inchiesta pubblicata dallo European Data Journalism Network e realizzata dalla fondazione spagnola Civio, è possibile avere un quadro complessivo del contesto europeo.

Depressione e ansia sono le patologie legate alla salute mentale più comuni diagnosticate nell’Unione europea. Quattro persone su cento soffrono di depressione, cinque su cento di ansia. Queste patologie non dovrebbero essere sottovalutate, come che invece spesso accade, spiega Javier Prado, portavoce dell’Associazione Nazionale spagnola degli Psicologi Clinici e Specializzati (ANPIR): «Se non sono curate in tempo e nel modo giusto, finiscono per generare una disabilità molto significativa».

Nel Zapico, presidente della Spain Mental Health Confederation, spiega così l’importanza di tassi così alti, specialmente il numero di persone affette da depressione: «È un flagello, perché spesso porta con sé conseguenze drammatiche e può avere delle correlazioni con il suicidio».

Mentre la maggior parte dei sistemi sanitari pubblici dei paesi europei sostiene di fornire accesso al trattamento della salute mentale, molti non riescono a raggiungere gli utenti nella pratica.

Anche i paesi che sulla carta si occupano dell’accesso agli psicologi pubblici hanno delle lacune. Indipendentemente dal modello di assistenza sanitaria, gli ostacoli si ripetono in ogni paese dell’Ue che dispone di copertura psicologica pubblica. «Ci sono tre problemi principali: i pregiudizi, i tempi di attesa e in alcuni paesi le tariffe», dice Rodzinka. La maggior parte dei paesi europei che permettono un accesso alla psicologia finanziato pubblicamente, limitano anche il numero di consultazioni e hanno risorse umane e finanziarie insufficienti.

Una soluzione tardiva

Una soluzione può essere quella di imporre dei massimali di attesa, come accade, per esempio, nel Regno Unito e in Germania. In Germania, se il tempo di attesa supera un limite, le persone possono ottenere rimborsi per il trattamento da uno psicologo privato. Ma ogni legge ha una scappatoia: da un’inchiesta della BBC è emerso che il Regno Unito applicava i rimborsi solo al primo appuntamento con lo specialista. I tempi di attesa superavano il limite per gli appuntamenti successivi.

In Italia, il  Friuli-Venezia Giulia, al contrario, ha optato per un sistema a porte aperte, dove chiunque può accedere direttamente alle cure senza appuntamento, secondo Roberto Mezzina, psichiatra ed ex direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste.

In almeno nove paesi dell’Ue, le persone devono pagare spese aggiuntive per essere assistiti da uno psicologo nel sistema sanitario pubblico. Il prezzo varia tra i paesi e anche tra le regioni, ad esempio in Italia. Tutto ciò può essere uno dei maggiori ostacoli all’accesso alle cure. Inoltre, alcuni paesi limitano il numero di sedute. Per esempio, secondo il Ministero della Salute slovacco «il numero di sedute, il numero insufficiente di psicologi o psicoterapeuti» sono alcuni dei problemi del paese, anche se non gli unici.

La psicologia non è un ramo prioritario all’interno dei sistemi sanitari pubblici europei, né in risorse né in personale, così come il campo correlato della psichiatria.

«Ci sono ottimi professionisti, il problema è la precarietà del sistema”, ha detto Montse Aguilera, membro di un’associazione per i diritti delle persone che, come lei, hanno un problema di salute mentale. Paesi come Spagna, Italia, Portogallo, Grecia e Croazia hanno meno di 20 psicologi su 100mila persone, raccomandati nel 2012 da psicologi che scrivono su The Irish Psychologist. Svezia e Danimarca, al contrario, hanno più di 50 psicologi per 100mila persone. Anche se i rapporti in questi paesi sono molto più alti della media europea, alcuni esperti dicono che questo numero è ancora troppo basso.

Puoi curarti, se puoi permettertelo

«È difficile confrontare le situazioni tra i paesi, ma sappiamo quali sono i limiti e le barriere. Ce ne sono molti, ma il più ovvio è il fatto che in molti paesi la salute mentale non è coperta dalla Sanità pubblica o dall’assicurazione sanitaria, quindi bisogna pagare di tasca propria”, ha spiegato Marcin Rodzinka, portavoce di Mental Health Europe . In Romania, un lavoratore con il salario minimo dovrebbe lavorare, in media, quasi quattro giorni per pagare una singola seduta con uno terapeuta privato. In Slovacchia, Estonia e Croazia ci vogliono più di due giorni. All’altro estremo c’è la Francia, dove anche se il sistema sanitario pubblico non copre i trattamenti psicologici, una consultazione privata costa meno di un giorno di lavoro. “Il settore privato aiuta molto a colmare il divario, ma non è accessibile a tutti. Può essere utile per le persone con un reddito elevato, quelle che hanno un lavoro o per le persone consapevoli di avere un problema psicologico, hanno bisogno di aiuto e possono pagarlo”, continua Rodzinka, ma non aiuta i più bisognosi.

Scopri i dati paese per paese

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(Foto di Volkan Olmez su Unsplash )

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