I fondi stanziati per i centri antiviolenza non sono sufficienti, e inoltre quelli effettivamente trasferiti alle strutture non sono mai il cento per cento di quelli disponibili. Troppa burocrazia e nessuna pianificazione, mentre dal 2012 sono quasi mille le donne vittime di violenza. L’articolo di Giusi Fasano per La 27esima ora.

Ogni anno è la stessa storia. La teoria dice che si può contare su una certa disponibilità di fondi, la realtà racconta tutt’altra cosa. Stiamo parlando delle risorse che il Dipartimento per le Pari Opportunità trasferisce alle regioni e che le regioni distribuiscono ai Centri antiviolenza e alle Case Rifugio. Le belle intenzioni del piano antiviolenza (scaduto tra l’altro il 31 dicembre scorso) ingaggiano ogni anno un corpo a corpo con una burocrazia che finisce – sempre – col creare ritardi mostruosi. E così, proprio quando l’Istat ci dice che a dicembre 2020 su 101 mila lavoratori che hanno perso il posto 99 mila sono donne, (spesso precarie e autonome); proprio nell’annus horribilis della pandemia, quando fra marzo e giugno al numero antiviolenza sono arrivate 15.280 chiamate, cioè più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2019. Ecco. Proprio in questa situazione generale, già per nulla confortante, è quanto mai evidente – sul fronte dei soldi – la differenza fra ciò che risulta sulla carta e ciò che accade nel mondo reale.

I numeri

I numeri aiutano a capire e Action Aid, l’organizzazione che monitora e analizza il sistema antiviolenza, li ha messi come sempre a confronto nel suo ultimo report. Cominciamo dal biennio 2015-2016. Dei 17.6 milioni di euro stanziati per quei due anni a favore dei Centri e delle Case Rifugio ne sono arrivati fisicamente alle strutture il 72 per cento. Bilancio poi peggiorato nel 2017, quando i soldi stanziati erano 12,4 milioni: arrivati finora nella misura del 67 per cento. Dei 19,6 milioni di euro messi in conto per il 2018 ne sono stati invece liquidati fino a oggi 7,6, cioè il 39 per cento. Ritardi su ritardi. E però chi gestisce un Centro antiviolenza o una Casa Rifugio non può usare la carta del ritardo per pagare affitti, stipendi, bollette, per comprare il necessario, per la formazione, la pulizia, per arredare un appartamento da offrire alle donne in fuga…

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