È cominciato il 27 giugno l’iter parlamentare della legge sull’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole. Se ne parla da tempo (almeno da quando nel 2013 l’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul contro la violenza di genere), ma solo ora la questione è stata incardinata tra le attività della Camera. Sarà un percorso lungo e accidentato, e non è detto che alla fine se ne faccia qualcosa, ma intanto si può provare a ragionarci sopra e capire cosa possiamo aspettarci dalle varie proposte in campo. Giusto parlare al plurale perché, nonostante si stia dando maggiore visibilità al testo presentato dalla deputata di Sel Celeste Costantino, in realtà proposte simili arrivano anche da gruppi parlamentari di schieramenti opposti. Ecco la sintesi del Corriere sullo stato dei lavori: «Dalla prossima settimana ciascun relatore presenterà la propria proposta di legge, saranno trovati i punti in comune e sarà nominato un relatore unico, con l’obiettivo di presentare finalmente un disegno di legge di iniziativa parlamentare completo. Pur provenienti da forze politiche diverse – da Forza Italia a Pd a Cinque Stelle e Scelta civica – le proposte finora sono rimaste tutte “seppellite” dalle proteste di chi teme che possano fare apripista ad una presunta teoria gender, ovvero all’ipotesi che venga diffusa un’educazione che spinga all’appiattimento delle differenze sessuali». Abbiamo già parlato in passato su ZeroNegativo di come questa paura della cosiddetta “teoria gender” sia del tutto priva di fondamento, giacché sono proprio i suoi detrattori ad averla in qualche modo inventata.

Con la ratifica della Convenzione di Istanbul l’Italia ha preso degli impegni precisi, che sta già tardando a rispettare: «L’articolo 14, comma 1 e 2 – spiega Celestino sul suo sito –, si occupa di definire sul piano dell’istruzione le attività dei governi rispetto agli atti di violenza che rientrano nel campo della Convenzione: 1. Le Parti intraprendono, se del caso, le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi. 2. Le Parti intraprendono le azioni necessarie per promuovere i principi enunciati al precedente paragrafo 1 nelle strutture di istruzione non formale, nonché nei centri sportivi, culturali e di svago e nei mass media». Si tratta di indicazioni di principio, che ogni Stato è libero di interpretare a modo suo.

La proposta Celestino prevede, agli articoli 1 e 2, l’introduzione di un’ora settimanale di educazione sentimentale nelle scuole medie e superiori, in aggiunta al monte ore previsto attualmente. All’articolo 5 stabilisce l’istituzione di corsi di formazione obbligatoria per gli insegnanti e il personale scolastico, al fine di adempiere a questa funzione. L’articolo 6 parla dell’utilizzo esclusivo di testi «corredati dalla autodichiarazione delle case editrici che attestino il rispetto delle indicazioni contenute nel codice di autoregolamentazione polite (pari opportunità nei libri di testo), redatto con il contributo della Commissione europea e del Governo italiano». È bene ricordare che a livello locale ci sono già scuole che, nell’ambito della propria autonomia, hanno avviato percorsi di questo tipo, avvalendosi delle competenze di associazioni che lavorano sul territorio per favorire la parità di genere e il superamento di stereotipi (oltre che fare informazione) sulla sessualità.

L’obiettivo è dunque uniformare il panorama nazionale e garantire che in tutte le scuole si affrontino questi temi, con l’obiettivo di favorire un cambiamento culturale che possa, nel tempo, attenuare fenomeni quali la violenza di genere, il bullismo e la diffusione di stereotipi sui ruoli di genere. A nostro avviso, si può discutere su come intervenire, non sul se. L’introduzione di una “materia complementare” può essere uno strumento efficace per spingere bambini e ragazzi a una riflessione? Forse: dipende sempre da come viene affrontato il discorso. Certi principi, se presi troppo “di petto”, rischiano di suonare banali e non arrivare a sedimentarsi nella sensibilità di chi ascolta. Percorsi mirati a seconda delle età e dei contesti territoriali, che portino a ragionare lateralmente sui meccanismi che stanno alla base dello stereotipo (evitando il più possibile la lezione frontale), possono essere certamente efficaci.

Fondamentale è non confinare la materia alla sua ora settimanale. Il cambiamento culturale deve riguardare tutti gli insegnamenti, e il principio del superamento degli stereotipi di genere deve sottostare a tutte le dinamiche che si sviluppano in classe, in qualsiasi materia, dalla storia alla matematica. La possibilità per le donne di sviluppare le proprie potenzialità parte proprio dai banchi di scuola. Il fatto che all’università le materie scientifiche vedano una grande maggioranza di uomini tra gli iscritti rispecchia un vecchio assunto per cui i maschi “sono più portati”. Liberarsi da luoghi comuni come questo sarebbe già un buon inizio.

Fonte foto: flickr

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