Dopo la Francia, l’Italia potrebbe essere il secondo Paese nell’Unione europea a dotarsi di una legge articolata contro lo spreco alimentare. A differenza della legge francese, la proposta che sta per essere votata alla Camera (prima di passare al Senato) non prevede multe per chi non segue le prescrizioni contenute, ma si concentra su un sistema di incentivi che dovrebbe portare i venditori a stabilire accordi per la consegna dei prodotti a rischio spreco in favore di persone bisognose.

Il principio base della legge è la semplificazione normativa per chi decide di donare. «Attualmente le imprese, i ristoranti e i supermercati che vogliono donare le eccedenze devono presentare una dichiarazione cinque giorni prima – spiega il Post –. Con la nuova legge basterà invece una dichiarazione di riepilogo a fine mese, che garantisca la tracciabilità di quello che si è dato: dal documento di trasporto e dagli scontrini potrà essere scaricata l’Iva e la legge prevede un possibile sconto sulla tassa dei rifiuti proporzionale alla quantità di cibo donato». Si tratta di un provvedimento che potrebbe avere ricadute molto positive, visto che ogni anno in Italia si sprecano oltre 5 tonnellate di cibo.

Una redistribuzione di tutto il cibo non ancora scaduto, ma impossibile da vendere perché a scadenza troppo ravvicinata, sarebbe di grande aiuto per molte famiglie in condizioni difficili. Secondo gli ultimi dati Istat, relativi al 2014, in Italia 1 milione e 470 mila famiglie (5,7 per cento della popolazione residente) sono in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni e 102 mila persone (6,8 per cento della popolazione). La legge consentirà di destinare alla donazione anche i cibi oltre la data consigliata sulla confezione (quelli con l’indicazione “consumare preferibilmente entro il”), purché quest’ultima sia in perfetto stato. Anche qui, si tratta di prodotti idonei al consumo umano, ma invendibili, e che in assenza di iniziative di donazione andrebbero incontro a smaltimento.

Ciò che distingue la proposta di legge italiana da quella approvata in via definitiva il 3 febbraio dal Parlamento francese è la non obbligatorietà delle donazioni. Come avevamo anticipato su ZeroNegativo, in Francia i supermercati oltre una certa dimensione sono ora obbligati per legge a donare le riserve di cibo in scadenza, altrimenti rischiano una multa che può salire fino a 75mila euro. Una misura che comporta un certo impegno organizzativo per tali strutture, che risulta giustificato dato l’impatto quantitativo che la grande distribuzione può avere contro lo spreco alimentare. Per i piccoli rivenditori resta l’incentivo, come sarà (probabilmente) in Italia. La legge francese prevede inoltre di inserire il tema dello spreco alimentare nel percorso scolastico, in modo da creare una cultura che permetta di gestire con più giudizio i propri consumi, e a donare ciò che altrimenti finirebbe nella spazzatura. Gli sprechi non riguardano infatti solo i produttori, bensì in larga misura anche i consumatori, che ne producono il 43 per cento. «Per questo – spiega il Post – la proposta chiede una vasta sensibilizzazione sul tema in modo da rendere più consapevoli del problema tutte le parti in causa. La Rai e la radio dovranno assicurare un adeguato numero di ore dedicate all’argomento». Anche qui una scelta più leggera e sicuramente meno impegnativa a livello di investimenti. Se si fosse scelto di introdurre delle multe per chi non dona il cibo, si sarebbero potuti utilizzare i proventi per programmi specifici sull’argomento nelle scuole.

Nuovi fondi saranno comunque destinati al tema, con l’incremento di due milioni di euro (per il 2016) del “Tavolo indigenti” (le cui funzioni sono spiegate nell’articolo 8 della legge). «Poi è prevista l’istituzione di due nuovi fondi, ciascuno da 1 milione di euro: il primo dipenderà dal Ministero dell’agricoltura e servirà a finanziare ricerca e sviluppo nel campo delle confezioni, il secondo dipenderà invece dal Ministero dell’ambiente e promuoverà nei ristoranti l’uso di contenitori per portarsi a casa gli avanzi». Quella di portare a casa gli avanzi al ristorante è un’abitudine poco diffusa in Italia, mentre in altri Paesi è pratica comune. Il fatto che i ristoratori si dotino di apposite confezioni (e magari il fatto che siano essi stessi a proporre ai clienti di non buttare ciò che hanno avanzato) può contribuire ulteriormente a diffondere una cultura che renda lo spreco alimentare l’eccezione, non la regola. C’è da sperare che leggi di questo tipo si diffondano sempre di più nel resto d’Europa e del mondo.

In Francia l’impegno continua, con una raccolta firme promossa da un consigliere municipale di Hauts-de-Seine (un dipartimento a Ovest di Parigi), per chiedere al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, di impegnarsi affinché la lotta allo spreco alimentare diventi una sfida per tutta l’Unione.

Fonte foto: flickr

Privacy Preference Center