Speravamo nel tracciamento dei contatti, dovremo accontentarci degli “assistenti civici”. Come spiegavamo la scorsa settimana, se vogliamo che la curva del contagio del coronavirus non torni a salire, ma anzi si appiattisca fino a sparire, bisogna mettere in atto una campagna seria di tracciamento dei contatti, che sia affiancata a un maggior numero di test e al trattamento dei sintomi della malattia, nel momento in cui si manifestano: le famose “tre T”. Come spiega bene un articolo su Wired, una buona strategia di tracciamento dei contatti si è rivelata determinante in paesi come la Corea del Sud, e si sta dimostrando molto utile anche in Germania, dove viene applicato meticolosamente. Molti paesi europei hanno già provveduto a dotarsi di operatori e protocolli di tracciamento per  raggiungere e isolare le persone che sono entrate in contatto con cittadini infetti. Il Belgio ha assunto 2 mila operatori, l’Irlanda usa i cadetti dell’esercito per un totale di più di 1.500 persone, l’Inghilterra prevede di impiegarne 18 mila, la Francia 30 mila. E l’Italia? Al momento non se ne parla. Per quanto se ne sa, il Veneto è l’unica regione che sta applicando una strategia sistematica di contact tracing, con circa 500 operatori. Per il momento il governo ha specificato che saranno le Regioni a occuparsi della materia, quindi probabilmente stabilirà dei parametri e poi saranno queste a doversi attrezzare. L’obiettivo sembra essere almeno un addetto ogni 10 mila abitanti (in Germania si punta ad averne due volte e mezzo). In molte aree manca il personale, e ancora non si parla di risorse economiche aggiuntive per coprire le zone che non saranno in grado di provvedere da sole. A giorni alterni si riparla di Immuni, la app che dovrebbe servire ad affiancare una (inesistente?) strategia di tracciamento dei contatti. Nel frattempo, alla lista dei paesi che si stanno accorgendo della sostanziale inutilità di una app per il contact tracing si è aggiunta l’Australia (mentre il Belgio ha detto che non ha intenzione di svilupparla).

Assistenti civici

Fatte tutte queste premesse, veniamo all’annuncio di reclutare 60 mila “assistenti civici” che, coordinati dalla Protezione civile, dovranno controllare che le persone non violino le regole del distanziamento fisico nei luoghi pubblici (il governo ha poi ritrattato su questo: si limiteranno a compiti di “pubblica utilità”, ndr). Si tratterà di persone che offrono il proprio servizio (al massimo 16 ore alla settimana) su base volontaria, quindi senza ricevere alcun compenso. Ma al di là del fatto che non saranno un costo per lo Stato, si tratta comunque di un segnale (o meglio della conferma) che ci si sta continuando a muovere come se la pandemia di Covid-19 fosse una questione di ordine pubblico, prima che sanitaria. “Assembramenti” e “movida” sono le parole che infestano qualunque discussione su giornali, televisioni, dibattiti, ecc. Non che non sia importante rispettare le norme di sicurezza (lavarsi spesso e bene le mani, stare ad almeno un metro di distanza dalle persone con cui non si convive, indossare la mascherina secondo le ordinanze regionali e le direttive sanitarie, ecc.), al contrario: è importantissimo. Si sta però esagerando un problema limitato (alcune persone non stanno rispettando le norme di sicurezza), oscurandone uno enorme (il governo non sta prevedendo un programma adeguato di tracciamento, isolamento e trattamento dei casi di Covid-19). Se è vero che alcune persone stanno vivendo con eccessiva disinvoltura questo momento della “Fase 2”, è altrettanto vero che la maggior parte degli italiani sta invece seguendo le indicazioni. L’attenzione selettiva (supportata dai media, sempre alla caccia di colpevoli) porta a concentrarsi su chi sbaglia, ma lascia fuori dal quadro i tanti che, con pazienza e fiducia, rinunciano a una vita normale per il proprio bene e per quello degli altri. Se in troppi violano le regole, forse è perché sono scritte male, o non sono state comunicate bene. Invece di prendersela con i cittadini, la politica farebbe bene a prendersi le proprie responsabilità. In un contesto in cui ministri e assessori regionali dimostrano di non aver capito a cosa serve una app di contact tracing o cosa sia l’indice di contagio, scaricare la colpa sulla popolazione è la più meschina delle mosse per distogliere l’attenzione dall’incompetenza di una classe politica che naviga a vista.

(Foto di Taylor Smith su Unsplash)