Save the children ha presentato a Roma il terzo “Atlante dell’infanzia (a rischio)”. Un insieme di mappe che dà un resoconto completo e preoccupante sulla condizione dei minori nel nostro Paese, in confronto a quella degli altri Paesi d’Europa. Lo studio parla, tra le tante statistiche, di 25 euro annui di spesa pro-capite dei comuni in servizi per l’infanzia e famiglie in alcune regioni del Sud; di minori che non vanno a scuola, che si attestano al 18 per cento, con punte del 25 in Sicilia e Sardegna, ben oltre gli obiettivi europei, lontani da stimoli e proposte culturali. Mettiamo tutte queste cifre (il rapporto si può consultare qui) all’interno del nostro piccolo dossier “Dentro o fuori dall’Europa?” che abbiamo proposto mesi fa e che di fatto non è mai finito, visto che una risposta ancora non l’abbiamo trovata.

Già, perché se la preoccupazione è sempre alta sui temi economici -Monti ha detto in questi giorni che sarà soddisfatto quando lo spread Btp-Bund scenderà a 287-, la nostra adeguatezza a disporre della tessera socio nel club europeo non è mai agganciata a indici più vicini ai diritti civili. Gli economisti sorridono con aria compassionevole quando qualcuno se ne esce con concetti quali il bil (benessere interno lordo), ma è troppo semplice ergersi sempre e comunque al di sopra di certi temi in nome di diverse e più alte priorità. 3 milioni e mezzo di euro di debito pubblico a testa -il più alto d’Europa- sono una condanna per ogni neonato, soprattutto in un quadro in cui aumentano anche i giovani senza lavoro -un giovane su tre disoccupato (più 21 per cento la disoccupazione fra i laureati), e sono “scoraggiati” il 34 per cento di essi  (oltre 4 volte la media Ue del 7,8 per cento) -fonte Redattoresociale.it-.

«La terza edizione dell’”Atlante dell’infanzia (a rischio)” di Save the Children fornisce un quadro molto preoccupante», spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. «Possiamo leggere la stragrande maggioranza di queste mappe con il sottotitolo: “indice del consumo di futuro dei bambini e dei giovani italiani”, un indice che corre parallelo alla crisi economica, al debito pubblico, alla scarsità di asili nido, alla miseria della spesa sociale per l’infanzia in alcune aree del paese, alla mancanza di una politica per l’infanzia nazionale e organica, alla pochezza del sostegno pubblico alle famiglie giovani». Un po’ come l’indice che misura il consumo di risorse rinnovabili della terra, che ogni anno esauriamo sempre prima, questi dati non fotografano solo il presente, ma offrono una panoramica, piuttosto cupa, sul domani. Dobbiamo sempre tenere presente che le opportunità che neghiamo oggi ai più piccoli le sconteremo nei prossimi anni, dando al Paese una popolazione meno stimolata e interessata alla vita, meno propensa a pensarsi comunità, meno aperta verso l’altro e pronta al cambiamento, meno disposta a viaggiare e conoscere. Insomma, un po’ come quella attuale, ma peggio.

Importante in questo senso la campagna messa in campo da Save the children per evitare questa deriva. «A Roma abbiamo riunito un gruppo di giovani molto validi -ha spiegato Neri-, che rappresentano il meglio del nostro paese per avviare un dibattito più ampio. Con il loro aiuto formuleremo delle proposte che presenteremo a maggio al probabile nuovo governo, nell’ambito della Campagna “Ricordiamoci dell’infanzia” a sostegno dell’infanzia a rischio in Italia”». «Alcune di queste proposte ci sono chiare sin da ora, come per esempio la messa a punto di un piano di lotta alla povertà minorile e l’innalzamento dei finanziamenti per l’infanzia ad almeno il  2 per cento del Pil, scorporandoli dal computo del debito pubblico. La promozione e sostegno dell’infanzia debbono essere considerati un investimento e non una spesa», ha aggiunto Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. «Nell’Atlante, oltre a tanti dati preoccupanti ce n’è anche uno positivo che può essere di stimolo al nostro lavoro: negli ultimi cinque anni è raddoppiata la disponibilità al gioco dei padri e delle madri con i figli. Preserviamo e accresciamo questo spazio di gioco, di serenità, di benessere e di futuro per tutti noi».

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