analisi del sangue per diagnosticare tumori

Usare le analisi del sangue per diagnosticare i tumori

02-aprile-2019

di Federico Caruso

Da qualche tempo la ricerca medica si concentra sulla possibilità di diagnosticare alcuni tipi di tumori attraverso le analisi del sangue. È un’area di studio dalle grandi potenzialità, anche se presenta dei limiti. Dopo aver parlato di un progetto poco verosimile, poi rivelatosi una truffa, che prometteva di fare gli esami del sangue prelevando poche gocce di sangue, oggi ci concentriamo sulle possibilità racchiuse nella cosiddetta biopsia liquida.

Un test più economico, meno invasivo e preventivo

Uno dei punti chiave che spingono la ricerca verso le analisi del sangue è che normalmente, per sondare la presenza di eventuali cellule tumorali, bisogna effettuare una biopsia, cioè un piccolo intervento chirurgico con cui si preleva una porzione di tessuti, da analizzare successivamente in laboratorio. Partire dal sangue permette di intervenire in maniera molto meno invasiva, visto che un prelievo di sangue è un’operazione di routine, che non presenta criticità o rischi per la maggior parte delle persone. Se un test presenta dei risultati che insospettiscono, può essere ripetuto dopo qualche mese per fare un confronto. Uno dei problemi dell’oncologia è poi la difficoltà di individuare i tumori nella loro fase iniziale, quando sono curabili in maniera più semplice ed efficace. Il fatto è che normalmente in questo stadio non ci sono sintomi per il paziente, e appunto un approccio preventivo basato su una serie di biopsie non è praticabile. Al contrario, le analisi del sangue si possono fare a intervalli regolari senza particolari controindicazioni, e a costi ben più contenuti.

Come si cerca un tumore nel sangue

Come si legge sul Guardian, ci sono diverse linee di ricerca attive sull’argomento, con cui si cercano cose diverse nel sangue. Alcuni gruppi di lavoro ricercano informazioni nelle proteine, altri cercano direttamente le cellule tumorali, altri ancora piccoli frammenti di materiale genetico (DNA, RNA). Ognuno di questi elementi può essere quello che si definisce un biomarcatore, cioè qualcosa che indica la presenza di una patologia. Secondo quanto spiega Beverley Hunt, ematologa inglese, ai microfoni del podcast Science Weekly, dal sangue si può risalire alla quasi totalità delle malattie genetiche. Oppure, a seconda della quantità di emoglobina, dalla dimensione e dal colore dei globuli rossi, si può capire se c’è una carenza di ferro. Un altro problema della normale biopsia è che si concentra su un organo alla volta, mentre la biopsia liquida permetterebbe di verificare la presenza di un un numero maggiore di tumori. In realtà poi il tipo di analisi di laboratorio varia a seconda di cosa si sta cercando, quindi comunque possono essere necessari più prelievi. Come spiega la genetista Jacqui Shaw, dell’università di Leicester, gran parte della ricerca si concentra sull’individuazione di molecole di DNA rilasciate da cellule tumorali morte. Il DNA tumorale ha la particolarità di essere leggermente diverso da quello delle cellule sane. Ci sono dei limiti, per esempio per le donne incinte, nel cui sangue scorrono anche molecole di DNA del feto. Il materiale genetico rilasciato dalle cellule tumorali nel sangue è di ridottissima entità, e solo recentemente gli scienziati hanno sviluppato gli strumenti per rilevarlo. Il rischio è quindi che ciò che potrebbe essere un biomarcatore passi “sotto i radar”.

Cure meno invasive

La speranza, dice Shaw, è che si possa andare anche verso una minore invasività delle cure. Se il tumore viene diagnosticato prima, si potrà con più probabilità evitare di arrivare a terapie debilitanti come la chemioterapia. «Un buon parallelismo che mi viene in mente – spiega la genetista – è con il diabete. Quest’ultimo può essere facilmente tenuto sotto controllo con periodici test del sangue ed eventuali iniezioni di insulina. Il sogno è che in futuro si possa trattare il cancro in forma analoga».

Attenzione: le informazioni contenute in questo articolo non costituiscono consigli medici. È sempre opportuno consultare il proprio medico di base per qualsiasi chiarimento in merito alla propria salute.

(Foto di Louis Reed su Unsplash)

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