Carceri: poche misure alternative e manca il diritto al lavoro

21-novembre-2012
Clicca per vedere il web-doc “Inside carceri”

«Il carcere è, sì, un luogo di espiazione, ma che non deve perdere di vista i diritti dell’uomo. L’uomo in carcere è un uomo sofferente, che deve essere rispettato. Oggi invece il carcere è una tortura più di quanto non sia la detenzione, che deve portare invece alla rieducazione». Sono parole del ministro della Giustizia Paola Severino, pronunciate all’inizio dell’anno, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Palazzo di giustizia di Firenze. A leggere il IX Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia redatto dall’Osservatorio Antigone e presentato lunedì 19 a Roma, pare proprio che la strada per la traduzione in pratica di quelle parole sia ancora lunga. “Senza dignità” è il titolo, piuttosto esplicito, del documento, e tra le sue pagine si scorgono dati piuttosto sconfortanti per ciò che riguarda i punti su cui più aveva insistito mesi fa il ministro, ossia le forme alternative di detenzione e il lavoro per i carcerati.

Questi ultimi si attestano a 66.685 unità (al 31 ottobre 2012), a fronte di una capacità di accoglienza che si ferma però a 46.795 posti (cui ne vanno sottratti circa 5mila per ristrutturazioni in corso). «Le misure alternative -si legge su Diritti Globali– riguardano (al 30 settembre 2012) 19.107 persone. Tra quelle in corso nel primo semestre del 2012 solo lo 0,57 per cento è stato revocato per la commissione di un nuovo reato». Una direzione ancora tutta da esplorare insomma, e sulla quale si può puntare con un certo ottimismo. Anche il ministro auspicava «Un rovesciamento di proporzioni: è normale la misura alternativa al carcere, il carcere deve rappresentare una misura eccezionale, che come tale deve essere espressamente motivata».

Ben più grave la situazione lavorativa: «Meno di un detenuto su cinque svolge attività lavorativa in carcere. Nel primo semestre 2012 hanno lavorato in 13.278 detenuti: è la percentuale più bassa dal 1991. Il rapporto evidenzia che le mercedi sono calate del 71 per cento e sottolinea che spesso lo stipendio mensile per un lavorante è di 30 euro». Ci chiediamo che fine ha fatto la proposta di legge bipartisan Letta-Lupi per «favorire l’inserimento lavorativo dei detenuti, con agevolazioni fiscali per le aziende e un percorso di accreditamento per le cooperative». I due parlamentari e il ministro non avevano fatto i conti, allora, con la scure della revisione della spesa che di lì a poco sarebbe diventata attività principale del governo.

«Il calo [dei detenuti impiegati] è dovuto soprattutto ai tagli -scrive ancora Diritti Globali: negli ultimi anni è venuto a mancare il 71 per cento dei fondi per le mercedi, passati dagli 11 milioni del 2010 ai 9.336.355 euro del 2011 ai 3.168.177 euro del 2012». Come pensare di migliorare la situazione quando non si è nemmeno in grado di mantenere il livello raggiunto negli anni scorsi? Prima di chiudere vale la pena ricordare che quest’anno assieme al rapporto è stato presentato un web-doc, ossia un documentario interattivo esplorabile online, dal titolo “Inside Carceri”. In esso si possono trovare riprese, testimonianze e inchieste sul mondo delle carceri e di tutti gli aspetti toccati dal Rapporto, in un complemento di grande valore a una materia che non è fatta solo di numeri e statistiche, ma soprattutto di persone e storie.

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