Cosa ci lascia il 2014: le questioni ancora aperte (1/2)

23-dicembre-2014
fineanno
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Come di consueto, cogliamo l’occasione degli ultimi post dell’anno (quello che state leggendo e quello di domani) per fare il punto delle questioni aperte e rimaste in sospeso nell’attualità italiana. Niente letterine a Babbo Natale, a Rudolph o alla Befana. Stavolta stiamo con i piedi per terra e ci auguriamo solo che i nostri auspici incontrino i destini che questo 2015 ha in serbo per noi. Lo facciamo con due articoli in cui vi riproponiamo alcune delle notizie pubblicate durante l’anno, perché molti dei fatti da noi più volte segnalati sono ancora lì in attesa che qualcuno se ne occupi. In tempi di obsolescenza programmata e diritto all’oblio, è bene non perdere di vista che una parte dell’informazione invece non invecchia, e i problemi che essa solleva sono lì a ricordarlo.

A gennaio parlavamo della campagna #CoglioneNo, con cui il mondo dei freelance chiedeva dignità per il lavoro. È di qualche giorno fa l’approvazione del Jobs Act, che oltre a introdurre nuove misure per allargare i parametri delle flessibilità per chi entra nel mondo del lavoro, lascia invariate alcune norme della riforma Fornero, che prevede che, se il governo non bloccherà l’aumento dell’aliquota contributiva per gli iscritti alla gestione separata, la contribuzione salirà al 33,72 per cento entro il 2019.

Più volte abbiamo chiesto notizie sulla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Negli ultimi anni, la regola è stata la proroga dei termini: il problema è che le regioni non si sono mosse per tempo per fare fronte al trasferimento di queste persone in nuove strutture, dove alla funzione punitiva del carcere siano affiancate un’assistenza e una terapia di recupero fondamentali per la riabilitazione di persone con disturbi mentali. I passi avanti nel 2014 ci sono stati, con l’approvazione di un decreto legge in aprile. Il 2015 sarà l’anno della svolta?

Sempre in aprile, mettevamo in guardia dai rischi dell’approvazione del Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip), ossia il patto che si prefigge di costruire la più grande area di libero scambio al mondo attraverso l’eliminazione delle barriere, tariffarie e non, che ancora limitano i flussi commerciali tra Europa e Usa». A tutto vantaggio di questi ultimi, ovviamente. A novembre siamo tornati sulla questione per fare notare che le trattative stavano proseguendo, ma in gran segreto. Ormai siamo vicini al termine previsto per la firma, sicuri che non si possa più tornare indietro?

Capitolati di spesa, gare d’appalto, criteri di assegnazione. Quanti margini di discrezionalità ancora aperti in faccende che muovono quantità di denaro considerevoli. In questo articolo trovate numerose considerazioni, domande e riferimenti precisi all’ambito che più ci compete, quello della salute.

Si è parlato spesso di tetti quest’anno. Quello agli stipendi dei manager pubblici, quello ai compensi dei dipendenti del Parlamento, così come quello alle pensioni d’oro. Tutte norme apparse in forma di annunci, poi trasformate e ritoccate in modo da non andare a toccare troppi privilegi acquisiti. A proposito, non dimentichiamo di infilare in questo calderone anche i vitalizi dei Senatori.

In generale, abbiamo parlato spesso di riduzione della spesa pubblica. Abbiamo pagato per un anno un commissario, Carlo Cottarelli – che a fine ottobre ha lasciato il proprio incarico – perché ci dicesse cosa e quanto si doveva tagliare. Lui e il suo team ci hanno provato, li abbiamo rimandati a casa dopo un anno ringraziando per il lavoro svolto, ma senza fare tesoro dei loro consigli.

(Continua domani…)

 

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