Cosa ci lascia il 2014: le questioni ancora aperte (2/2)

24-dicembre-2014
luci
Fonte foto.

(Qui la prima parte)

Auspichiamo un intervento più deciso per regolamentare il gioco d’azzardo e intervenire sulle ludopatie, facendo in modo che lo Stato si prenda le proprie responsabilità sulla gestione di questo fenomeno e sulle sue conseguenze più ampie. Che vuol dire qualcosa di molto diverso da una sanatoria per legalizzare 7mila sale da gioco.

Sulla corruzione abbiamo speso molte parole, anche perché si avvicina l’inaugurazione dell’Expo e questo, come prevedibile, ha scatenato flussi di denaro più o meno pulito. Ribadiamo un concetto che abbiamo già espresso in maniera molto chiara: per risollevare l’economia bisogna toglierle il peso della corruzione. Si è detto molto durante l’anno, ma siamo ancora in fondo alla classifica di Transparency International sul livello di corruzione percepita. E poi arriva il solito annuncio a effetto: «Si alza la pena minima della corruzione, da quattro a sei anni, per cui se hai rubato puoi patteggiare ma un po’ di carcere lo fai». L’ha detto Matteo Renzi per celebrare l’inasprimento delle regole in fatto di corruzione, ma non è così che si rompono certi meccanismi.

A proposito di carcere, a luglio insistevamo sul fatto che il problema del sovraffollamento non si risolve a colpi di decreti. Con l’ultimo decreto “svuotacarceri”, si è cercato di mettere una pezza alla situazione disumana vissuta da molti detenuti in Italia, come stabilito dalla sentenza della Corte europea dei diritti umani dell’8 gennaio 2013. L’istituzione comunitaria accoglieva l’istanza di alcuni carcerati, che denunciavano il trattamento subito durante la loro detenzione e che la Corte ha definito contrario all’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo. Tuttavia, la Corte ha giudicato positivamente gli sforzi compiuti dall’Italia in poco più di un anno dai tre governi che si sono succeduti, sospendendo il risarcimento milionario altrimenti dovuto ai richiedenti. Il nuovo termine è fissato per giugno 2015. Noi un piccolo suggerimento su come muoversi l’abbiamo dato, proponendo tra i provvedimenti la depenalizzazione del possesso di droghe leggere.

Abbiamo citato più volte la lista Falciani quest’anno. L’ultima volta per annunciare che finalmente essa sarà utilizzabile anche da parte della magistratura italiana. Le modalità di recupero delle cartelle bancarie, sottratte all’istituto svizzero Hsbc dal suo ex dipendente Hervé Falciani, hanno bloccato per anni l’utilizzo della lista nel nostro Paese. Questo documento (che contiene anche i dati di 5.728 contribuenti italiani) gira ormai dal 2009 e ha già permesso al fisco francese di recuperare 223 milioni di euro e 262 milioni a quello spagnolo. Secondo la Finanza, dalla lista «si potrebbe “ricavare” un “tesoretto” non da poco: 6,9 miliardi di dollari». Che nel 2015 si passi alla “fase operativa” e si riescano finalmente a recuperare soldi altrimenti destinati all’evasione fiscale?

Il 2014 ha visto la fine del programma italiano Mare Nostrum, sostituito da quello europeo Triton. La differenza tra i due programmi è notevole: la prima è infatti una missione che ha un doppio proposito: da un lato «garantire la salvaguardia della vita in mare», dall’altro «assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti». Per quanto riguarda Triton, non ci sono invece assicurazioni riguardo le operazioni di ricerca e salvataggio dei migranti, ma si parla invece di controllo delle acque internazionali solamente fino a 30 miglia dalle coste italiane. Quando finirà l’ottica “militare” di difesa dei confini e si permetterà alle persone di viaggiare liberamente, fermando così gli sbarchi e mettendo in ginocchio il mercato degli scafisti?

Nonostante gli sforzi fatti in sede parlamentare per introdurre pene più severe contro la violenza sulle donne, ancora poco si è fatto per risolvere il problema culturale legato a questo fenomeno. Per un italiano su tre la violenza domestica sulle donne è un fatto privato, che va risolto tra le mura di casa. Per uno su quattro, se la donna vittima di violenza non denuncia il marito ma resta a vivere con lui, in qualche modo diventa corresponsabile della violenza. Sono i dati che emergono dall’indagine statistica “Rosa shocking. Violenza, stereotipi… e altre questioni di genere”. C’è tanta violenza anche nelle leggi che limitano la donna nella scelta di cosa possa o non possa fare in merito alla procreazione. È da cose come questa che si deve intervenire.

Ci sono due italiani ancora in attesa di un giusto processo. Si chiamano Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, e sono accusati di avere ucciso due pescatori in acque internazionali mentre si trovavano in servizio anti-pirateria sulla petroliera italiana Enrica Lexie. Era il 15 febbraio 2012 e, nonostante annunci e promesse, i due militari italiani sono ancora in India in attesa di rientrare per essere giudicati da un tribunale italiano. O meglio, uno dei due (Latorre) è temporaneamente in Italia per curare un’ischemia che l’ha colpito a settembre, ma a breve rientrerà in India. Il presidente Giorgio Napolitano ha chiesto aggiornamenti, dopo essersi detto deluso dalla scarsa affidabilità dell’ambasciatore indiano. Anche noi, che magari la diplomazia la mastichiamo meno, ci chiediamo come sia possibile trovarsi ancora su un binario morto.

La parola dissesto idrogeologico è ritornata anche quest’anno a farsi leggere sulle nostre pagine. L’abbiamo dovuta usare quando a ottobre, per l’ennesima volta, il fiume Bisagno ha seminato panico e fango a Genova. È una faccenda che non riguarda solamente il capoluogo ligure, ovviamente, e che non si risolve con decreti quale lo “Sblocca Italia”. Il problema non è infatti la mancanza di fondi, ma il fatto di non riuscire a impiegarli, perché il meccanismo burocratico di appelli e ricorsi va oltre l’evidente emergenza della situazione. Per entrare nel dettaglio del decreto citato, vi rimandiamo all’articolo di Luca Martinelli, che su Altreconomia spiega a fondo le contraddizioni contenute nel provvedimento “Sblocca Italia”, che dovrebbe occuparsi principalmente di terminare le grandi opere la cui costruzione si è impantanata per questioni economiche, legali o burocratiche.

Potremmo continuare ancora a lungo, ogni argomento si potrebbe riaprire, analizzare, aggiornare. Ci sono sempre nuovi fatti da raccontare e punti di vista da proporre. Quello che avete letto ieri e oggi è solo un piccolo almanacco delle questioni aperte che ci stanno più a cuore. Sicuramente qualcosa di fondamentale ci è sfuggito, ma con quasi 240 post pubblicati in un anno non è facile rendere conto di tutto il lavoro fatto.

Ringraziamo chi ci ha seguito fin qui e vi diamo appuntamento al 7 gennaio per continuare a indagare, scoprire, informare, riflettere. Buone feste e felice 2015 a tutti.

 

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