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Come si dichiara la volontà di donare gli organi

06-marzo-2019

Dall’anno prossimo, in Inghilterra saranno tutti “presunti donatori” di organi. A indurre il Parlamento inglese ad approvare una nuova legge ha contribuito una storia particolarmente commovente, in cui il cuore di una bambina morta in un incidente automobilistico è servito a salvare la vita di un bambino che aveva urgente bisogno di un trapianto cardiaco. Il legame tra il drammatico evento e l’approvazione della legge è così forte che quest’ultima prenderà il nome dai due bambini protagonisti della vicenda, e si chiamerà “Max and Keira’s Law”.

Il principio del silenzio-assenso era stato introdotto anche in Italia, con la legge n. 91 del 1999. Tuttavia l’articolo 5 della stessa norma affidava al Ministero della salute l’onere di approvare un decreto per definire la parte attuativa di tale principio. Nel decreto che ne è seguito, dell’8 aprile 2000, si è però scelta la strada del consenso o dissenso esplicito. Tutti i Comuni sono tenuti a informare i cittadini del fatto che è richiesta una loro dichiarazione di assenso o dissenso alla donazione di organi. In caso di mancata presentazione di tale dichiarazione, la donazione è comunque possibile a meno che i familiari non si oppongano.

Dichiarare le proprie volontà è molto semplice, e può essere fatto anche compilando un foglio bianco, riportando data e firma e conservandolo poi tra i propri documenti personali. In alternativa si possono scegliere le altre strade descritte dal Centro nazionale trapianti, ossia:

  • firmare il modulo presso la propria Azienda sanitaria locale (Asl) di riferimento;
  • compilare il modulo all’ufficio anagrafe del proprio Comune di residenza al momento del rilascio o rinnovo della carta d’identità;
  • compilare il tesserino blu del Ministero della salute o una delle donor card distribuite dalle associazioni (è necessario conservare questa tessera tra i propri documenti personali);
  • compilare l’atto olografo della Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido).

Il vantaggio di scegliere di depositare la dichiarazione all’Asl, al Comune o all’Aido è che questa viene registrata nel Sistema informativo trapianti e resta consultabile dai medici in qualsiasi momento per verificare, in caso di necessità, l’esistenza di un’espressione di volontà sulla donazione. Pur non essendo obbligatoria, la dichiarazione è utile a evitare che i propri familiari debbano prendere decisioni difficili in momenti particolarmente delicati.

Le iniziative messe in campo negli ultimi anni da parte delle istituzioni stanno avendo successo, e il numero di persone che manifestano la propria volontà in Italia è in continuo aumento, così come i trapianti, mentre le liste d’attesa vanno riducendosi. Il 2018 è stato un anno particolarmente significativo dal punto di vista delle dichiarazioni raccolte, che sono aumentate del 76 per cento rispetto al 2017, passando da 1,9 milioni a oltre 4 milioni e mezzo. Tra coloro che hanno comunicato la propria volontà, l’81,2 per cento ha espresso il proprio consenso, mentre il 18,9 per cento ha comunicato di non voler donare gli organi dopo la morte.

A trainare la crescita, secondo il Centro trapianti, è stato l’aumento dei Comuni in cui è stato attivato il servizio di registrazione della propria volontà nel momento del rilascio o rinnovo della carta d’identità. Alla fine del 2019 il servizio era attivo in quasi 6mila Comuni, circa il 70 per cento del totale.

«I trapianti effettuati nel 2018 sono stati 3.718. […] si tratta del secondo miglior risultato mai registrato, un dato in calo rispetto al 2017 ma che consolida il trend di crescita degli ultimi cinque anni (+20,4 per cento). Nel dettaglio, sono stati effettuati 2.117 trapianti di rene (di cui 287 da vivente), 1.245 trapianti di fegato (86 da vivente), 233 trapianti di cuore, 143 di polmone e 41 di pancreas». Le persone in lista d’attesa al 31 dicembre 2018 erano 8.713, mentre lo stesso giorno del 2017 erano 8.743.

(Nell’immagine in alto il logo della campagna Diamo il meglio di noi)

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