disagio sociale europa

Dove si concentra il disagio sociale in Europa

04-marzo-2019

Secondo i dati Eurostat, a subire maggiormente le conseguenze della crisi economica sono stati gli extracomunitari residenti in Europa. Le politiche che fanno dei distinguo tra cittadini “autoctoni” e non rischiano dunque di inasprire le disuguaglianze invece di affrontare il problema della povertà. Un articolo da Lavoce.info.

Quella che si avvia a votare per il rinnovo delle rappresentanze nazionali nel Parlamento europeo è un’Europa dove il disagio sociale e il malcontento a esso associato rischiano di regnare sovrani (non è un modo di dire, dato il consenso di cui sembra che godranno i cosiddetti partiti sovranisti). Disagio e malcontento hanno tante cause, ma molte dipendono dall’insicurezza che deriva dalla precarietà degli individui rispetto alla propria situazione economica. È proprio questo che Eurostat misura quando pubblica (lo ha fatto recentemente con riferimento al 2017) i dati relativi alla percentuale di popolazione a rischio di povertà nei vari paesi, distinti tra cittadini nazionali, immigrati dalla UE e immigrati extra-UE.

Qui consideriamo i dati relativi al rischio di povertà relativa, che riguarda cioè le persone tra i 20 e i 64 anni che vivono in famiglie con reddito inferiore al 60 per cento del reddito netto dell’abitante che si colloca esattamente a metà della distribuzione dei redditi netti (il reddito “mediano”, una volta che lo stato abbia effettuato i suoi trasferimenti, cioè pagate le pensioni e le indennità di disoccupazione e incassate le tasse) nel paese di residenza. In un prossimo articolo considereremo anche la povertà assoluta, che tiene fissa la linea di povertà ai valori reali di un anno base.

Il rischio di povertà è da sempre più alto nel sud Europa. Ed è cresciuto nel tempo

I dati Eurostat (figure 1 e 2) indicano che nel 2017 le persone a rischio povertà sono percentualmente di più nei paesi del Sud Europa che in quelli del Nord Europa. Indicano anche che è molto più probabile che un cittadino autoctono sia esposto al rischio povertà in Grecia, Spagna, Portogallo e Italia che in Germania, Francia e Svezia e nell’Europa. E rimane che la crisi ha accresciuto il rischio di povertà più nei paesi del Sud Europa che in altre nazioni più ricche. È questo trittico di dati che fonda la retorica sovranista contro l’Europa matrigna e la necessità di difendere gli autoctoni contro la crisi.

I dati Eurostat dicono però che il rischio di essere poveri era più alto nel Sud rispetto al Nord Europa già nel 2005 (e negli anni precedenti), con la parziale eccezione della Spagna. Gli europei del Sud possono sentirsi cittadini di serie B, ma non è chiaro se ciò debba essere attribuito alla crisi. Già negli anni Novanta la povertà relativa era più alta rispetto all’Europa del Nord, anche a causa di una maggiore disuguaglianza.

Ma il rischio di essere poveri è più alto ed è cresciuto di più per gli extracomunitari

Se però si parla di rischio di povertà in Europa, nella maggior parte dei casi, o almeno in percentuale sulla popolazione di riferimento, non è degli autoctoni che si parla. Si parla soprattutto di stranieri extra UE. Almeno questo è quanto dicono i dati Eurostat. Praticamente in tutti i paesi dell’Unione europea il rischio di povertà è decisamente più elevato per chi non ha la cittadinanza del paese in cui risiede. La figura 2 distingue la quota di persone a rischio di povertà a seconda che abbiano la stessa cittadinanza del paese in cui vivono (national citizens, cioè “nazionali”), che siano cittadini di altri paesi UE (EU citizens, cioè “altri EU”) o che siano di cittadinanza extra-UE (“Non-EU”). Si vede bene che quasi ovunque, anche nei paesi più ricchi o meno disuguali, il rischio di povertà è massimo per gli extracomunitari, si riduce per i cittadini di altri paesi UE e ancora di più per i nazionali.

L’Italia non fa eccezione: il rischio di povertà nel 2017 è del 40,6 per cento per gli extracomunitari, del 28,6 per cento per i comunitari non italiani e del 18,1 per cento per i cittadini italiani. Per i residenti non comunitari, i valori più elevati si trovano in Grecia, Croazia, Lussemburgo, Belgio, Svezia e Francia. Ma ci sono paesi in cui la distanza nell’incidenza della povertà relativa tra extracomunitari e nazionali è bassa: spicca il Regno Unito, assieme ai paesi baltici e alla Repubblica Ceca.

Vediamo ora come è cambiato negli ultimi anni per questi gruppi il rischio di povertà nei quattro più grandi paesi dell’Unione (non prendiamo in considerazione il Regno Unito perché Eurostat considera il dato di bassa qualità). I dati sono tratti da campioni nazionali composti da qualche migliaio di famiglie, quindi i valori per piccoli gruppi della popolazione possono oscillare molto da un anno all’altro.

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Foto: © European Union , 2017 / Source: EC – Audiovisual Service / Photo: Paulo Nunes Dos Santos

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