impresentabili

Il fascino discreto degli impresentabili

22-marzo-2013

di Federico Caruso

È il momento degli “impresentabili”. Imperversano ovunque, dai rami del Parlamento al Conclave, dallo spettacolo alla diplomazia internazionale. Quando il mondo dell’informazione prende di mira una parola, un concetto, vi si attacca come un parassita e lo consuma fino svuotarlo di ogni senso, per poi mollarlo una volta esaurito e andare in cerca di un’altra vittima. L’ultimo “tormentone” che mi viene in mente è, per esempio, la parola escalation. Risale ormai a qualche anno fa, ma a un certo punto tutto era diventato un’escalation: di violenza, di emergenza, di protesta o di consensi. Tutto in salita, verso un parossismo al quale non si è mai giunti, perché nel frattempo le quotazioni del vocabolo sono tornate nella media, forse dopo una sospensione per eccesso di rialzo (era esso stesso in forte escalation).

Oggi a fare tendenza è invece impresentabili. Per essere citati nei titoli di prima pagina bisogna esserlo, oppure accusare qualcun altro di esserlo. Il concetto poi si adatta di volta in volta alla situazione, e chi era impresentabile ieri può essere presentabile oggi, e viceversa. Per esempio, c’è una lista di deputati e senatori che ha ottenuto (o riottenuto) il mandato alle scorse elezioni. Abbandonata ogni idea di “liste pulite”, vi figurano imputati, indagati e qualche condannato. Un bell’esempio bipartisan di coerenza rispetto a quanto si andava dicendo in campagna elettorale. Inutile ormai denunciare a ogni intervista che tra le file degli avversari politici ci sono degli impresentabili. Costoro non si ritenevano tali, e infatti si sono presentati, e sono stati pure eletti. Quindi che si fa, li si continua a chiamare impresentabili, o si alza l’asticella dell’impresentabilità? È nato addirittura un sito che come sottotitolo recita «chi non vorreste rivedere alle prossime elezioni». Il catalogo è vasto, e in questi giorni di consultazioni e mandati esplorativi la questione elezioni potrebbe tornare all’ordine del giorno da un momento all’altro, quindi meglio tenerlo sotto controllo. Ma finché ci sarà questa impresentabile legge elettorale sarà sempre alto il rischio di ritrovarsi degli impresentabili eletti, visto che le liste sono stilate e bloccate dalle segreterie di partito.

Il virus dell’impresentabilità, nonostante l’extra omnes, è riuscito a farsi strada anche nel Conclave. Sono noti i nomi di tre cardinali coinvolti nello scandalo degli abusi sessuali. Chiacchiericcio, calunnie o veri e propri reati, tutto dovrebbe essere delegato a una regolare inchiesta, ma si preferisce la strada proposta dall’abate benedettino ne Il nome della rosa: «Spesso infatti è indispensabile provare la colpa di uomini che dovrebbero eccellere per la loro santità, ma in modo da poter eliminare la causa del male senza che il colpevole venga additato al pubblico disprezzo. Se un pastore falla deve essere isolato dagli altri pastori, ma guai se le pecore cominciassero a diffidare dei pastori».

Impresentabile è stato definito anche Robert Mugabe, che con la sua signora ha sfilato assieme alle altre autorità internazionali salutando il neo eletto papa Francesco. Mugabe, dittatore dello Zimbabwe dal 1980, ha trascinato uno dei Paesi più rigogliosi e ricchi, potenziale punto di partenza per la nascita di un’economia post-coloniale libera e competitiva nell’Africa orientale, in un vortice di violenza e povertà che lo rende oggi l’unico Stato africano in recessione. Ciò che rende tali tutti questi illustri impresentabili, è proprio il fatto che si presentino. Nessuno può tacciare nessun altro di impresentabilità, se questi ha il buon gusto di non farsi vedere, di evitare l’occhio delle telecamere e affrontare le responsabilità di cui è accusato con serenità. Forse sbagliano i giornalisti a ripetere ossessivamente il refrain dell’impresentabilità ai quattro venti. Ma in fondo non è colpa loro se ogni giorno l’attualità mette loro nelle condizioni di dover scrivere storie sulla base di personaggi, come dire, impresentabili.

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