premio nobel per l'economia

Il Nobel per l’economia riguarda ambiente e tecnologia

11-ottobre-2018

Quest’anno il premio Nobel per l’economia (che ha una storia un po’ diversa dagli altri) è stato assegnato a William D. Nordhaus e Paul M. Romer, per i loro modelli che integrano il cambiamento climatico e le innovazioni tecnologiche nelle previsioni di sviluppo a lungo termine.

Nordhaus comincia le sue ricerche negli anni ’70, un periodo in cui gli scienziati cominciano a preoccuparsi seriamente per il riscaldamento globale causato dalla combustione di combustibili fossili, e per le conseguenze di questo sul cambiamento climatico. Da docente all’università di Yale, comincia così a sviluppare dei modelli di valutazione integrati per stimare le interazioni tra le attività economiche e il cambiamento climatico. Da economista, il suo obiettivo è elaborare un modello con cui analizzare il fenomeno in termini di costi e benefici.

I suoi modelli permettono di simulare l’evoluzione degli scenari naturali ed economici futuri, ipotizzando diverse strategie d’intervento da parte degli Stati. Secondo Nordhaus, il modo più efficiente per risolvere i problemi causati dai gas serra sarebbe un accordo globale di tassazione del carbone, uniformemente imposto su tutti i Paesi. La storia travagliata dei vari protocolli firmati faticosamente dai governi nel corso dei decenni ci dice che non è certo la strada più semplice, ma è bene che ci si provi, visto che le conseguenze del riscaldamento globale diventano sempre più chiare e sempre meno rassicuranti. Modelli “integrati”, si diceva. Questo termine è dovuto al fatto che uno studio dei rapporti tra economia e ambiente passa per i processi studiati dalle scienze naturali. L’interazione tra uomo e natura richiede dunque un approccio integrato tra più discipline.

I modelli di Nordhaus sono utili, oltre che per valutare le politiche fiscali da attuare, anche per capire in che direzione guidare l’economia di mercato per raggiungere un livello di emissioni bilanciato rispetto al rapporto costi/benefici per la società. Il grafico che segue è una rappresentazione realizzata dallo stesso Nordhaus per illustrare i diversi scenari che potrebbero realizzarsi a seconda delle politiche fiscali adottate.

(Clicca per ingrandire)

Nel secondo scenario, le tasse partono da circa 30 dollari per tonnellata di CO2, e aumentano in maniera più o meno allineata col Pil. Negli scenari 3 e 4, che presentano tagli delle emissioni molto più drastici, le tasse sono 6-8 volte più alte.

Ovviamente, nelle scienze naturali e sociali ci sono elementi d’incertezza che riguardano il cambiamento climatico, data la complessità del fenomeno. Il modello di Nordhaus non permette certo di rimuovere completamente tali elementi. Tuttavia, il suo modello è in grado di dirci come il livello di prezzo adeguato del carbone è influenzato da vari aspetti, come per esempio il clima o una più alta probabilità del fatto che si superi il punto di non ritorno di un riscaldamento globale oltre i 2°C.

Il lavoro di Romer, l’altro economista premiato, può apparire più oscuro ai non addetti ai lavori. Riguarda il potere della conoscenza (e quindi della tecnologia) come motore per lo sviluppo economico. Romer è stato il primo a elaborare una teoria che descriveva l’avanzamento della tecnologia come elemento endogeno (determinato dalle condizioni del mercato), piuttosto che esogeno. «Romer – sintetizza il Post – teorizzò che le idee sono beni diversi dagli altri e hanno bisogno di specifiche condizioni per potersi sviluppare, crescere e diffondere. I suoi studi hanno aperto la strada a molte altre ricerche nel campo delle politiche da attuare, sia a livello pubblico sia privato, per stimolare l’innovazione e di conseguenza la crescita economica».

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