bullismo

#NonStiamoZitti davanti al bullismo

24-luglio-2018

È stata lanciata ieri, nel corso del festival Giffoni Experience, la nuova campagna di Telefono Azzurro contro bullismo e cyberbullismo, #NonStiamoZitti. Questa si inserisce nell’ambito del progetto nazionale “Non stiamo zitti: proposta integrata tra ascolto e azione contro il bullismo”, realizzato da Telefono Azzurro con la collaborazione del Ministero dell’istruzione. Il progetto include una serie di iniziative che hanno come obiettivo le attività di prevenzione, sensibilizzazione e contrasto contro il bullismo scolastico.

Tra gli output della campagna, la pubblicazione di un manuale operativo, che è stato diffuso il 17 luglio e si può scaricare gratuitamente da qui. Al suo interno, la prima parte è dedicata a chiarire alcuni aspetti concettuali e giuridici su bullismo e cyberbullismo. La seconda invece contiene strumenti pratici (laboratori, giochi di ruolo) che gli insegnanti formati sull’argomento potranno fare propri e provare ad applicare nel loro contesto scolastico.

«Si parla di bullismo quando un ragazzo o un gruppo di ragazzi, maschi o femmine, mette in atto un insieme di comportamenti offensivi e prepotenti nei confronti di un’altra persona – si legge nel manuale –, la “vittima”, percepita come più debole e incapace di difendersi. È di fondamentale importanza porre attenzione a non confondere le varie declinazioni nelle quali possono presentarsi gli atti di bullismo con altre forme di interazione tra pari (es. discussioni, divergenze di opinioni, scherzi, liti, risse)». Tre sono le caratteristiche che permettono di distinguere il bullismo da altri fenomeni: l’intenzionalità, la persistenza nel tempo e l’asimmetria nella relazione. Per quanto riguarda il cyberbullismo, si individuano invece tre ulteriori aspetti, che si aggiungono ai precedenti, ossia la pervasività (la diffusione di contenuti può essere massiva, imprevedibile e incontrollabile), la persistenza (i contenuti online in genere restano visibili in maniera permanente), l’anonimato e la mancanza di empatia.

L’handbook è solo una delle propaggini del progetto, avviato in 30 scuole superiori pilota (selezionate dal Ministero) già durante lo scorso anno scolastico. Le regioni italiane coinvolte sono state sei (Lombardia, Piemonte, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia), in ognuna delle quali si sono individuati cinque istituti. Dentro ogni scuola, il personale di Telefono Azzurro si è occupato della formazione di insegnanti e studenti, con iniziative che si declinano in due strategie d’intervento.

«Da un lato ci sono i laboratori, che prevedono la gestione da parte di un insegnante», ha spiegato a ZeroNegativo Salvatore Conte, responsabile scuola di Telefono Azzurro. «Dall’altro c’è la cosiddetta peer education, dove sono direttamente i ragazzi a diventare conduttori di attività e laboratori». Si tratta di un’impostazione già ampiamente sperimentata e apprezzata nel resto d’Europa e negli Stati Uniti, che offre numerosi vantaggi nell’affrontare il fenomeno del bullismo. «Innanzitutto – spiega Conte – si crea una maggiore empatia tra chi conduce l’incontro e gli altri studenti. Inoltre, il fatto di condividere lo stesso linguaggio migliora decisamente i processi di interazione e comunicazione».

Naturalmente la presenza dell’insegnante durante le sessioni è richiesta, nel caso si creassero situazioni o sorgessero domande che un ragazzo delle superiori non saprebbe gestire da solo. Tuttavia, il docente dovrà seguire una formazione specifica per imparare a esserci senza interferire con ciò che accade. «I corsi di formazione alla peer education prevedono diversi incontri –spiega ancora Conte. Nel primo si passano ai ragazzi nozioni e contenuti sui fenomeni del bullismo e del cyberbullismo. Nel secondo alla classe viene chiesto di lavorare in gruppi per realizzare una loro proposta di percorso di sensibilizzazione al problema e di presentarlo al resto della classe, con una simulazione di quanto potrebbe avvenire in un contesto reale. Dal terzo incontro si comincia ad applicare in classi pilota quanto elaborato, con la supervisione di un docente». L’obiettivo dell’associazione è diffondere il progetto a livello nazionale, allargando la platea di scuole in cui intervenire con la formazione.

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