Politica | Il cibo come luogo di propaganda elettorale

27-settembre-2012

«Le ostriche e lo champagne alla Regione Lazio venivano degustati già prima del mio arrivo, comportamenti immorali e poco etici qui ci sono sempre stati». «Offrire una cena (con soldi pubblici) a dei cittadini per spiegare le proprie proposte elettorali non è spreco di denaro, è un atto legittimo di propaganda elettorale». La prima dichiarazione è stata rilasciata dalla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini (mentre scriviamo questo articolo le dimissioni non sono ancora state presentate al Ministero degli interni). La seconda l’ha pronunciata la giornalista Fiorenza Sarzanini, cronista del Corriere della Sera, nel corso della trasmissione Tutta la città ne parla, in onda su Radio3 martedì 25 settembre (qui il podcast).

Ecco con precisione le parole della Sarzanini: «I cittadini danno fiducia alle persone che eleggono e mettono a loro disposizione una somma, che si aspettano sia utilizzata per fini politici. Quindi appunto anche una cena, perché se io vado a fare la campagna elettorale in un paese del Frosinate, e devo incontrare cinquanta cittadini per spiegargli un mio progetto, se faccio una cena per questi cittadini non c’è niente di male». È un punto di vista, che in trasmissione non è stato smentito direttamente, ma a noi non sembra si debba necessariamente dare per scontato. Perché, senza essere maliziosi, a nostro avviso dal concetto di cena “necessaria” alle ostriche il passo non è poi così lungo.

Dalla radio alla tivù, la stessa sera la trasmissione Ballarò, su Rai 3, mandava in onda un servizio sullo svolgimento delle campagne elettorali in Belgio. Un Paese non lontano geograficamente, e che pure ha attraversato una crisi politica durante la quale per molti mesi non ha avuto un governo. Ma la cultura politica è cosa che sedimenta nel corso di decenni, non basta una manciata di mesi a scalfirla. Le immagini mostrano sedi di partito in cui i candidati stanno bene attenti a non offrire la colazione (peraltro pagata a loro spese) ai passanti e possibili elettori. Motivazione? «Sarebbe come comprare un voto». Un croissant, una testa, un voto. Ardita come associazione, Alessandro Bergonzoni lo definirebbe forse un caso di “nesso senza precauzioni”.

Eppure l’eccesso di preoccupazione da parte dei belgi fa sembrare la politica italiana un’orgia di torbidi personaggi invischiati in festini a tema con ancelle e teste di porco. Come dite? Déjà-vu? Ma no, doveva essere un film.

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