spreco di cibo nelle case

Gli italiani sprecano un sacco di cibo

08-febbraio-2019

Da circa vent’anni esiste l’impresa Last Minute Market (LMM), nata per limitare lo spreco di cibo (e da un po’ di tempo anche di farmaci), ma le premesse da cui nasce sono sempre lì: nelle case delle persone si butta ancora via un sacco di cibo. Una ricerca presentata il 5 febbraio, Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare, è stato presentato un report che conferma quanto Andre Segrè, professore di Economia agroalimentare all’università di Bologna e presidente di LMM, va dicendo da alcuni anni.

Dei 15 miliardi di euro persi ogni anno in Italia a causa dello spreco alimentare, 12 sono dovuti a una cattiva gestione della dispensa da parte dei cittadini, mentre i restanti tre (il 21 per cento del totale) dipendono da uno spreco alimentare di filiera, cibo che finisce nella spazzatura nel ciclo che porta dalla produzione alla distribuzione, prima della vendita al consumatore finale.

Stando a questa rilevazione, ci sarebbe stato un cambiamento netto nei dati sullo spreco domestico di cibo, forse fin troppo rilevante visto che rilevazione è stata fatta a soli quattro anni di distanza: «Gli effetti della sensibilizzazione si sentono e balzano immediatamente all’occhio: due italiani su tre, il 64 per cento degli intervistati, dichiarano di gettare il cibo solo una volta al mese (16 per cento) o persino più raramente (48 per cento). Il 15 per cento lo fa una volta alla settimana e il 13 ogni due settimane, solo l’un per cento dichiara di sprecare quotidianamente il cibo. I dati sono tanto più rilevanti se comparati alle rilevazioni 2014/2015, quando un italiano su due dichiarava di gettare il cibo ogni giorno».

C’è anche un problema di percezione rispetto al fatto che lo spreco di cibo nelle case sia un reale problema: «Secondo il Rapporto Waste Watcher 2019, infatti, il 20 per cento degli intervistati dichiara che si spreca soprattutto nel commercio (47 per cento) e nel pubblico, dalle scuole agli ospedali, dagli uffici alle caserme (secondo il 27 per cento)». Difficile che si arrivi ad affrontare il problema con efficacia se prima non se ne prende coscienza. Segrè fa notare il paradosso, e rimarca il fatto che al di là degli interventi dall’alto, lo spreco di cibo si elimina attivandosi personalmente: «La prevenzione degli sprechi alimentari deve partire da noi, nel quotidiano delle nostre vite, perché mangiare è un atto di giustizia e di civismo: verso noi stessi, verso gli altri, verso il mondo. I paradossi del cibo sono evidenti: 821 milioni di individui sulla terra soffrono la fame e una persona ogni tre è malnutrita. Ma intanto una persona su 8 soffre di obesità. Tutti possiamo dare il nostro contributo all’obiettivo #famezero #sprecozero – osserva Segrè – acquistando solo ciò che serve realmente, compilando liste precise che non cadono nelle sirene del marketing, scegliendo alimenti locali e di stagione basati sulla dieta mediterranea, consultando etichette e scadenze, utilizzando al meglio frigo, freezer e dispensa per gli alimenti senza stiparli alla rinfusa».

Valori ha messo in fila alcuni dati della Fao che fanno piuttosto impressione e aiutano a capire quanto risolvere il problema della fame per quegli 800 milioni di persone che ne soffrono sia un risultato ancora piuttosto lontano.

«Circa un terzo del cibo prodotto nel mondo per il consumo umano ogni anno – circa 1,3 miliardi di tonnellate – viene perso o sprecato. Perdite e sprechi alimentari ammontano a circa 680 miliardi di dollari nei Paesi industrializzati e 310 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo.

I Paesi industrializzati e in via di sviluppo dissipano all’incirca le stesse quantità di cibo – rispettivamente 670 e 630 milioni di tonnellate.

La quantità di perdite e sprechi alimentari globali annui è circa del 30 per cento per i cereali, del 40-50 per cento per radici, frutta e verdura, del 20 per cento per semi oleosi, carne e prodotti caseari, più del 35 per cento per il pesce.

La quantità di cibo perso o sprecato ogni anno equivale a più della metà della produzione annuale di cereali nel mondo (2,3 miliardi di tonnellate nel 2009/2010).

I rifiuti pro capite dei consumatori sono compresi tra 95 e 115 kg all’anno in Europa e Nord America, mentre i consumatori dell’Africa subsahariana, del sud e del sud-est asiatico, ogni anno buttano via solo 6-11 kg all’anno».

(Foto di Daria Volkova su Unsplash)

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