un minuto di danza al giorno

Un minuto di danza al giorno

14-gennaio-2019

Un minuto di danza al giorno non cambia il mondo. Ma ballare ogni giorno per almeno un minuto può essere un atto molto potente. Non è il consiglio dell’ultimo guru del benessere, ma la performance che da quasi 1.500 giorni consecutivi sta portando avanti una coreografa francese. L’idea è nata a seguito dell’attentato alla redazione di del giornale Charlie hebdo, avvenuto quattro anni fa. Ne scrive Roberto Giambrone sulla Domenica del Sole 24 Ore di ieri.

Nei giorni più drammatici della rivolta dei gilet gialli, quando le proteste innescate dall’aumento del prezzo del gasolio sono sfociate in una vera e propria guerriglia urbana, a qualcuno non sarà sfuggito un breve filmato diventato virale sui social media.

Lungo il caotico Boulevard des Capucines, annebbiato dal gas dei lacrimogeni, una giovane donna improvvisa una danza, noncurante del frenetico viavai dei manifestanti, del fumo, delle fiamme che si intravedono alle sue spalle, dei cartelli stradali divelti, delle sirene che diventano la colonna sonora della sua coreografia. Qualcuno si ferma incuriosito, guarda in camera e accenna a sua volta un passo di danza prima di correre al riparo. Quando il fumo si fa più intenso, la donna è costretta a coprirsi il volto con la sciarpa, ma non smette di danzare. La performance dura poco più di un minuto.

Per Nadia Vadori-Gauthier, la giovane donna che nel pomeriggio dello scorso primo dicembre ha voluto “protestare” in questo modo insieme ai gilet gialli, quella era la performance numero 1418. Nadia è una coreografa e danzatrice parigina, dottoressa di ricerca in estetica all’Université Paris 8, coordinatrice del laboratorio di ricerca teorico-pratico «Le corps collectif», insegnante e specialista in diverse pratiche del movimento e formatrice certificata in Body-Mind Centering, un approccio integrato all’analisi del movimento per acquisire consapevolezza di come ci si muove nel mondo.

Dal 14 gennaio 2015, una settimana dopo l’attentato a Charlie Hebdo, tutti i giorni, per un minuto al giorno o poco più, dovunque si trovi Nadia interrompe le sue attività, piazza la fotocamera su un cavalletto e danza. Dopodiché carica il filmato su Vimeo, linkandolo alla sua pagina Facebook. Il suo progetto si chiama Une minute de danse par jour, il suo motto è una frase dallo Zarathustra di Nietzsche: «E perduto sia per noi quel giorno in cui non si sia danzato almeno una volta!».

Pochi giorni fa, nel quarto anniversario dell’attentato alla redazione del giornale satirico francese, Nadia è tornata in Rue Nicolas-Appert per dedicare la sua danza quotidiana alla memoria delle vittime. Quell’attentato, così come i successivi drammatici attacchi parigini del 13 novembre, l’hanno colpita profondamente spingendola a prendere una decisione che ha cambiato la sua vita. Un minuto di danza al giorno non cambia il mondo, ma il moltiplicarsi esponenziale delle performance, secondo la coreografa, può avere lo stesso effetto della goccia d’acqua di un antico proverbio cinese che l’ha ispirata: «Goccia dopo goccia, l’acqua infine attraverserà la pietra».

Une minute de danse par jour è a suo modo un’azione politica, un modo di ribellarsi allo status quo dell’indifferenza e della disumanità che stanno piagando l’Europa e il mondo intero. «Volevo agire assegnandomi un’azione quotidiana piccola ma reale e ripetuta – spiega Nadia –, un lavoro che operasse come una poesia in azione, mettendomi davvero in gioco, da sola o in relazione con gli altri. Dal 14 gennaio 2015 ballo ogni giorno, senza altre armi se non la mia sensibilità, per non cedere all’anestesia, alla paura e all’immobilismo, creando relazioni con gli altri e con l’ambiente».

Nel lavoro di Nadia Vadori-Gauthier confluiscono gli interessi e i temi della sua ricerca universitaria: la consapevolezza corporea individuale in relazione all’ambiente sociale e al potere dominante, le connessioni tra estetica e politica, tra pubblico e privato.

Non si può dire che vi sia un preciso stile nelle sue performance, seppure ricorrano sequenze di movimento riconoscibili e caratterizzanti. D’altra parte, quello che è più importante per Nadia non è tanto l’aspetto formale quanto il significato simbolico del suo gesto, che può rivelarsi anche ironico. Può accadere che scelga una piazza, una fontana, un giardino, un centro commerciale, un distributore di benzina, la propria abitazione o quella di un amico, una sala giochi, una pista di pattinaggio, la metropolitana, la sala prove del collettivo di ricerca; può accadere che nessuno si accorga di lei oppure che amici o sconosciuti interagiscano. Il traffico, i clacson, gli schiamazzi, l’indistinto tappeto sonoro della metropoli diventano la colonna sonora dei suoi video, ma a volte la danzatrice preferisce aggiungere un carillon o altre musiche diffuse più o meno casualmente nell’ambiente.

L’articolo continua sulla Domenica del Sole 24 Ore.

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