Se dovessimo scegliere cosa augurarci per il 2016, diremmo la “sospensione delle bugie”. Qualcuno ricorderà la commedia del 1997 Bugiardo bugiardo, con protagonista un ottimo Jim Carrey nei panni di un avvocato che costruisce il proprio successo sull’abilità di raccontare bugie, in tribunale come nella vita privata. Tutto cambia quando, per una sorta di incantesimo, egli è costretto a vivere per un giorno dicendo solo la verità. Senza andare troppo oltre nella trama, potrete immaginare le difficoltà del protagonista, come anche (com’è d’obbligo in una commedia statunitense) che dalle difficoltà verrà fuori qualcosa di buono.

Ecco, ci piacerebbe immaginare i nostri politici, imprenditori, giornalisti, avvocati, rappresentanti di ogni tipo e di ogni settore (anche quello dell’associazionismo) nell’imbarazzante situazione di dovere per forza rispondere con sincerità alle domande, fornire informazioni corrette, non omettere dati importanti. Significherebbe il crollo di imponenti castelli di carte, sul cui terreno lasciato libero si potrebbero costruire edifici ben più solidi. Sancirebbe la fine di intere campagne di comunicazione (o campagne elettorali permanenti) volte a dare l’immagine di un’Italia in ripresa, della fine della recessione, dell’aumento dell’occupazione, di una politica di riduzione della spesa pubblica e abbassamento della pressione fiscale.

Purtroppo non è così. Gli effetti del Jobs act sono ancora tutti da verificare, nonostante i dati confermino un aumento delle assunzioni a tempo indeterminato (per conversione di contratti a tempo determinato precedenti o per nuovi contratti). Seppure la tendenza sia osservabile, non si tratta di numeri tali da poter parlare di aumento dell’occupazione, anche perché i posti persi negli anni più bui della crisi sono difficili da recuperare, quindi gli annunci trionfali sono da congelare e mettere da parte ancora per un po’. Al momento opportuno si vedrà se scongelarli o gettarli nella differenziata. I vantaggi della decontribuzione (un minore carico fiscale per il datore di lavoro) valgono per i primi tre anni di contratto, poi l’agevolazione finisce e chissà cosa ne sarà dei tanti contratti che saranno stipulati in questo periodo. L’incentivo c’è, ma conviene solo per tre anni: e poi?

Parallelamente si propone al lavoratore una soluzione al problema della liquidità come il versamento del corrispettivo destinato al Tfr (trattamento di fine rapporto) in busta paga, mentre la soglia minima dell’età pensionabile viene spostata sempre più in avanti e a condizioni peggiori. Da un lato si spinge il lavoratore a essere il più possibile consumatore, dandogli la possibilità di mettere in tasca subito i soldi che altrimenti riceverebbe alla fine del rapporto di lavoro. Dall’altro gli si toglie sempre di più il diritto a una vecchiaia serena grazie alla pensione. Il risultato probabilmente sarà di trovarci tra qualche decennio con molti anziani costretti ad arrotondare la pensione (minima) con altri lavoretti, magari in nero, perché in tanti anni di lavoro e di versamenti contributivi non sono riusciti a mettere da parte nulla. Nel frattempo, le pensioni d’oro continuano a essere erogate: per carità, quelle non si toccano. Questo il quadro, che non è una cosa che “è successa” e non poteva essere altrimenti: è stato pensato, voluto, costruito. Mentre la bocca di chi lo congegnava ripeteva parole rassicuranti: ripresa, svolta, competitività.

Non è solo il settore dell’occupazione a soffrire del clima di bugie nel quale viviamo. Questo avrebbe dovuto essere il governo della riduzione della spesa pubblica, e con essa della pressione fiscale. Le proiezioni degli effetti che avrà la Legge di stabilità 2015 dicono una cosa un po’ diversa, ossia che le tasse “aumenteranno meno del previsto”. Ossia, gli scatti previsti dai governi precedenti (ma anche dallo stesso governo che ora li riduce) per quest’anno e i prossimi sono stati ritoccati al ribasso, ma nessuna vera riduzione delle tasse avrà luogo. Non parliamo poi dell’aumento del Pil (l’abbiamo già fatto), un 1 per cento di un indicatore talmente “grezzo” che, preso così com’è, dice ben poco. O meglio, ognuno gli fa dire quello che gli fa più comodo, usando quelle piccole bugie che fanno grandi i governi, i capi di stato, i dirigenti, i giornalisti. Buon 2016 a tutti, sinceramente.

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