Secondo un recente studio, camminare 11 minuti al giorno è sufficiente per abbassare drasticamente i rischi di accorciamento della speranza di vita dovuti a uno stile di vita sedentario. I rischi si riducono ulteriormente se questa misura sale fino a 35 minuti. 11 minuti sembrano una misura piccolissima, molto minore di quella normalmente raccomandata da questo tipo di studi. La differenza è data probabilmente dal fatto che per questa ricerca si è usato un approccio diverso rispetto al solito. Invece di affidarsi, com’è prassi, a questionari o diari curati per un periodo più o meno lungo da parte dei partecipanti, stavolta si sono utilizzati i dati degli accelerometri contenuti nei dispositivi indossabili a disposizione dei partecipanti. I dati di movimento di 44.370 uomini e donne di quattro diversi Paesi, relativi a un periodo che varia tra i 4 e i 15 anni, sono stati analizzati per stabilire le loro abitudini. Perché è così importante questo diverso approccio? Perché, come spiega Gretchen Reynolds sul New York Times, siamo dei pessimi narratori di noi stessi. Tendiamo a sottostimare il tempo che passiamo seduti e invece a sovrastimare la durata dell’esercizio fisico. Questo, ripetuto per migliaia di volte in migliaia di rilevazioni, finisce per sminuire l’importanza dell’esercizio fisico. Il perché è intuitivo. Un’ipotetica persona che lavori da casa, e che ogni giorno resta seduta 10 ore e fa attività fisica per 2-3 minuti, avrà un profilo di rischio molto alto. Se però nel compilare il questionario sbaglia la valutazione e dichiara di restare seduta, poniamo, 6 ore, e di muoversi per 20 minuti, dall’analisi sembrerà che quei 20 minuti abbiano un impatto molto limitato sulla sua salute. Se questo errore si ripete per la maggior parte delle rilevazioni, è facile che la soglia di esercizio ritenuta necessaria ad abbassare i fattori di rischio aumenti a 60-75 minuti, come sosteneva uno studio del 2016 al quale hanno partecipato molti dei ricercatori coinvolti nella nuova ricerca.

La nuova analisi conferma dunque l’alta correlazione tra sedentarietà e probabilità di morte prematura, ma abbassa decisamente la soglia di attività fisica leggera (per esempio una passeggiata) necessaria ad abbassare quegli indicatori. Dividendo il campione studiato in terzi, in base al livello di attività fisica, si è visto che chi si posizionava più in basso (maggiore sedentarietà, minore attività fisica) aveva circa il 260 per cento in più di probabilità di morte prematura rispetto ai meno sedentari e più attivi (sono stati tenuti presenti anche altri fattori che possono influenzare questi indici, come la massa corporea o abitudini come il fumo).

Chi stava invece nel terzo intermedio per livello di attività, con una media di 11 minuti di esercizio a intensità moderata al giorno aveva un rischio di morte prematura decisamente più basso, anche prendendo i più sedentari tra questi. Come si diceva prima, il livello ideale di riduzione del rischio arriva se si aumenta giusto un po’ la durata dell’esercizio, portandola a 35 minuti, a prescindere dal livello di sedentarietà.

(Foto di Chris Hardy su Unsplash)

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