Negli ultimi giorni dello scorso anno, l’Istat ha pubblicato i dati aggiornati sulla produzione e lettura dei libri in Italia. Le rilevazioni non si possono più considerare “allarmanti”, visto che il calo continuo dei lettori è un fatto denunciato da anni. Non è quindi una notizia il fatto che nemmeno il 2016 (anno a cui si riferiscono i dati pubblicati) inverta la tendenza. Riprendiamo qualche enunciato dal report: «Ancora in calo i lettori, passati dal 42,0 per cento della popolazione di 6 anni e più del 2015 al 40,5 per cento nel 2016. Si tratta di circa 23 milioni di persone che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. La popolazione femminile mostra una maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età: complessivamente il 47,1 per cento delle donne, contro il 33,5 per cento dei uomini, ha letto almeno un libro nel corso dell’anno. […] La flessione ha interessato in modo particolare i più giovani. La quota di lettori tra i 15 e i 17 anni è diminuita dal 53,9 per cento del 2015 al 47,1 per cento del 2016. Anche tra i 20 e i 24 anni si passa dal 48,9 per cento di lettori al 44,7 per cento». L’unica a tenere è la categoria dei lettori “forti”, quelli che hanno letto almeno 12 libri nel corso dell’anno. Per tutti gli altri, giovani compresi (e forse è questo, se vogliamo trovarne uno, il dato veramente allarmante), il calo appare inesorabile.

Cosa potrebbe aiutare l’Italia a uscire da questa palude di scarsissima attitudine alla lettura? Dal punto di vista del settore editoriale, come sottolinea il direttore del Salone internazionale del libro di Torino, Nicola Lagioia, le eccellenze non mancano: «La filiera del libro in Italia è piena di professionisti di valore. In particolare nelle case editrici (veniamo da una grande tradizione, siamo il paese di Aldo Manuzio) ci sono eccellenze che è difficile trovare anche nei paesi dove si legge più che da noi. Non ho invece mai visto niente di più avvilente dei nostri uomini politici – la maggior parte di essi – quando parlano con enfasi di editoria e promozione della lettura convinti di sapere ciò che dicono».

In effetti mancano del tutto in Italia campagne serie e strutturate a sostegno della lettura, che comprendano da un lato un supporto agli attori-chiave del settore, dall’altro azioni concrete che aumentino la cosiddetta literacy: «Il termine literacy – scrive Christian Raimo su Internazionale, citando una ricerca del Forum del libro sulle Esperienze internazionali di promozione della lettura – in lettura significa comprendere, utilizzare e riflettere su testi scritti al fine di raggiungere i propri obiettivi, di sviluppare le proprie conoscenze e le proprie potenzialità e di svolgere un ruolo attivo nella società”. Nei convegni sembra che si abbia ben chiara la differenza tra educazione alla literacy e acquisto di libri, ma poi nelle iniziative del ministero della cultura, questa differenza non esiste più». Le ultime campagne di invito alla lettura, come #ioleggoperché, risultano piuttosto modeste se confrontate con alcune esperienze sperimentate all’estero, con risorse (e con un impatto) ben maggiori. Sul sito dell’iniziativa si esulta per i 222mila nuovi libri donati alle biblioteche scolastiche aderenti. «Questo numero – fa notare Raimo –, confrontato con le decine di milioni di libri di altri programmi europei è risibile, e diviso per le biblioteche coinvolte vuol dire venti o trenta volumi a biblioteca. Ma soprattutto il punto è che incrementare il numero di libri regalati non basta e non vuol dire automaticamente aumentare i lettori».

Anche l’iniziativa dei vari “bonus” concessi a giovani e docenti, per quanto positiva, non è stata di molto aiuto in questo senso. Secondi i dati del Ministero dell’istruzione, dei 256,5 milioni di euro spesi grazie al Bonus scuola, quasi 200 milioni sono stati utilizzati dai docenti per acquistare strumenti “hardware e software”, mentre solo 38 milioni (meno del 15 per cento) sono serviti a comprare libri. Come andiamo denunciando da diversi giorni, il livello della discussione in campagna elettorale è piuttosto basso. Non stupisce quindi che, nei programmi delle varie forze politiche, di proposte a favore della lettura (e per migliorare le capacità di literacy nel nostro Paese) non vi sia traccia.

(Foto di Ben White su Unsplash)