La richiesta del presidente della Fieg (Federazione Italiane Editori Giornali) di “sospendere Telegram” perché sul noto sistema di messaggistica circolano le copie digitali dei giornali, ha suscitato osservazioni e perplessità. Il blogger Massimo Mantellini ha preso spunto dall’episodio per fare alcune considerazioni su ciò che non funziona nel sistema dell’informazione in Italia, e ciò che si potrebbe fare per farlo funzionare. Riprendiamo uno stralcio del suo articolo.

Uno degli aspetti maggiormente evidenti a chi osserva il business dei quotidiani da fuori della bolla di chi li fa è che serve un colpevole. È anche evidente che il colpevole varia di giorno in giorno. Oggi è Telegram, ieri era Facebook, l’altro ieri era Google. Nel 2011, per fare un esempio, erano i bar. Del resto la crisi dei giornali viene da lontano: per capirci nel decennio 2006-2016 le copie di quotidiani di carta in Italia hanno fatto un secco -50%. Si sono dimezzate e poi, di seguito, hanno continuato a ridursi costantemente di oltre il 10% ogni anno. Così quando nel 2011 le cose andavano male, anche se non male come oggi, e Telegram non era ancora nato, Andrea Riffeser Monti, che a quei tempi non era il presidente della FIEG ma solo il presidente di un grande gruppo editoriale, disse che il problema della crisi dei giornali erano i bar. Nei quali un numero molto ampio di persone leggevano la stessa copia dei quotidiani gratis.

“Dobbiamo impedire che la copia dei bar venga letta da decine e decine di lettori: sarebbe una rivoluzione che ci permetterebbe di recuperare un milione di copie. Magari costringendo il bar ad acquistare un numero maggiore di copie dello stesso giornale”

Si cercava un colpevole, allora come oggi: possibilmente un colpevole solvibile, come insegna l’altra battaglia che l’industria editoriale ha scatenato in Europa negli ultimi tempi. Un colpevole con i soldi o, in alternativa, come scrive FIEG utilizzando aggettivi che non sembrano pronunciati a caso, comminando una condanna “esemplare”. Che sia la chiusura di Telegram, la scomparsa dei link da Facebook o delle chiavi di ricerca da Google.

Continua a leggere nel blog sul Post di Massimo Mantellini

(Foto di Juliana Malta su Unsplash)