di Federico Caruso

Hanno suscitato molte reazioni, quasi tutte indignate, le parole usate dal comico Beppe Grillo durante un intervento al Circo Massimo di Roma il 21 ottobre. Grillo ha parlato di «filosofi in televisione che hanno la sindrome di Asperger». Le associazioni che si occupano di autismo hanno risposto invitando il comico a non usare il nome di un disturbo grave e doloroso per tante famiglie come strumento per definire persone che non gli vanno a genio. Il cantante Elio gli ha rivolto una lettera in cui si dice «incazzato» per le battute del comico e lo invita a usare la sua popolarità per favorire la ricerca sull’autismo e il rispetto delle leggi italiane in merito, che «sono buone, ma non vengono applicate», scrive Elio.

Ma Beppe Grillo durante il suo intervento cita un altro disturbo: «L’alessitimia permette a questi qui dell’Europa di fare leggi senza emozioni […]. Magari facendo un trattato che metterà in crisi milioni di famiglie. Non hanno la percezione, perché loro non hanno emozioni. Loro non riconoscono quelle degli altri. Sono queste le malattie professionali di oggi».

L’alessitimia è un disturbo (spesso associato all’autismo, come vedremo più avanti) che consiste nell’«incapacità di alcuni individui di riconoscere, esplorare ed esprimere i propri vissuti interiori». È una sorta di “analfabetismo emozionale”, un concetto elaborato nella prima metà degli anni ’70 in ambito psichiatrico che si riconosce secondo alcuni parametri: «1. difficoltà di identificare i sentimenti e di distinguerli dalle sensazioni somatiche; 2. difficoltà nel descrivere e comunicare emozioni e sentimenti alle altre persone; 3. processi immaginativi limitati; 4. stile cognitivo orientato esternamente».

Non si tratta di una semplice difficoltà espressiva, ma di una incapacità di elaborazione del proprio universo emotivo. Spesso, spiega la rivista Formazione psichiatrica e scienze umane, l’alessitimia si presenta come fenomeno secondario in seguito a eventi traumatici, come una sorta di “anestesia emozionale” che diventa un meccanismo di difesa verso la propria sofferenza interiore. Gli alessitimici possono essere consapevoli di stare provando un’emozione, ma al contempo essere incapaci di stabilire se questa sia tristezza, rabbia o paura.

Un interessante sviluppo degli studi su questa patologia riguarda proprio la sua connessione con la sindrome dello spettro autistico. Connessione che, secondo gli autori di una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Translational Psychiatry nel 2013, è tutta da dimostrare. «Nonostante l’opinione generale secondo cui disturbi nell’elaborazione di emozioni sono una caratteristica del fenotipo autistico – scrivono gli scienziati – la ricerca empirica ha dato risultati sorprendentemente ambigui. Nel nostro articolo sosteniamo che, quando si verificano, le difficoltà emotive all’interno della popolazione autistica sono in realtà attribuibili all’alessitimia – una condizione che spesso si verifica in concomitanza con l’autismo – piuttosto che un aspetto caratterizzante dell’autismo di per sé».

Al momento della pubblicazione di questo studio si stimava che l’incidenza dell’alessitimia fosse del 10 per cento sulla popolazione in generale. Nel caso di persone affette da autismo, l’incidenza si attesta molto più in alto, tra il 40 e il 65 per cento. Questo, sostengono gli autori, ha portato a confondere le due patologie, assimilando l’alessitimia all’autismo e facendone anzi uno dei marcatori su cui basare la diagnosi. «Nonostante la frequente compresenza delle due sindromi, alessitimia e autismo sono concetti indipendenti. La prima non è condizione necessaria né sufficiente per la diagnosi della seconda, né è universalmente riscontrata negli individui autistici. Parallelamente, molte persone mostrano seri livelli di alessitimia senza al contempo dimostrare sintomi di autismo».

Si tratta di un’ipotesi ancora in fase di studio, che se accettata nel mondo scientifico implicherebbe di smettere di considerare i “sintomi emotivi” quali marcatori diagnostici della sindrome dello spettro autistico. Del resto l’alessitimia è riscontrata anche in molti soggetti con disturbi di vario tipo come anoressia, abuso di droghe, schizofrenia, morbo di Parkinson, fobia sociale, dunque meriterebbe studi e approfondimenti specifici. Non si hanno invece notizie di correlazioni tra l’alessitimia e il fatto di ricoprire incarichi nelle istituzioni europee.

(Foto di Andrei Lazarev su Unsplash)

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