Un casco da bicicletta verde brillante spicca tra la folla che si aggira tra i padiglioni della COP27, il vertice delle Nazioni Unite sul clima che si svolge a Sharm el-Sheikh, in Egitto.

Andy Costa, attivista per il clima della Costa d’Avorio, si sposta sempre con indosso un casco verde brillante per attrarre l’attenzione, ma anche per inviare messaggi. Come ha spiegato a El País lo stesso Costa: «Da un lato promuovo la mobilità in bicicletta, dall’altro il casco simboleggia la necessità di proteggere l’ambiente».

Grazie al suo approccio, Costa si è guadagnato la reputazione di ambasciatore della bicicletta in Africa, un ruolo essenziale in un continente che sta gradualmente sviluppando una rete autostradale, ma che non dispone di una rete ferroviaria capillare e presenta gravi problemi di traffico, strade in cattive condizioni e aree remote di difficile accesso. In questo contesto, Costa propone di utilizzare la bicicletta per spostarsi. Prima di tutto per l’ambiente, in secondo luogo per evitare il collasso del traffico nelle città e, in terzo luogo, per la salute. È un ottimo modo per evitare le malattie cardiovascolari, che sono un problema di salute pubblica, ha sottolineato.

Costa ha le idee chiare sui passi da seguire per integrare l’uso della bicicletta in un contesto di infrastrutture carenti, in cui questo mezzo di trasporto è raramente utilizzato. «Bisogna iniziare con gli studenti universitari, perché sono i futuri leader del clima», ha detto. «Poi deve essere coinvolto il settore privato. Questo può avvenire attraverso sponsorizzazioni o progetti di responsabilità sociale. Il terzo aspetto è il coinvolgimento politico». Secondo il ragionamento di Costa, oltre a includere le infrastrutture ciclabili nella progettazione urbana, le autorità dovrebbero ridurre le tasse sulle catene di distribuzione delle biciclette per renderle più accessibili, e dovrebbero creare leggi per proteggere i ciclisti.

Costa deve affrontare anche un altro ostacolo: a volte le popolazioni locali collegano l’uso della bicicletta a difficoltà economiche, creando uno stigma e una resistenza. Per questo l’attivista lavora al fine di cambiare l’immagine della bicicletta in Africa, per esempio facendosi fotografare sulle due ruote in compagnia di celebrità della politica, dello sport o dello spettacolo.

In Africa, spiega l’articolo del País, la bicicletta è una valida alternativa per i brevi spostamenti, vista la diffusa difficoltà di permettersi veicoli privati, il carburante e l’energia in un continente che emette appena il 4 per cento delle emissioni di anidride carbonica. Una situazione che spinge sia i governi che le aziende a cercare modi per riprogettare la mobilità. Secondo l’African Transport Policy Program, «nonostante sia la regione meno motorizzata, [l’Africa] ha il più alto tasso di incidenti stradali mortali al mondo: 2,6 ogni 100 mila persone.?Ciò si traduce in 650 morti al giorno, di cui quasi la metà riguarda utenti stradali vulnerabili come pedoni, ciclisti e motociclisti».

(Photo by Waldemar Brandt on Unsplash)

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