In inglese si usa un’espressione per riferirsi a chi si avventura dentro l’ignoto, verso un viaggio dall’esito incerto e dai risvolti probabilmente assurdi: down the rabbit hole. Letteralmente, nella tana del coniglio. La metafora arriva dal celebre libro di Lewis Carrol, Alice nel Paese delle meraviglie. Ve la ricorderete: si riferisce alla curiosità della protagonista Alice, che la spinge a seguire il Bianconiglio in quello che sembra essere un semplice buco in cui ha costruito la sua tana, ma che si rivelerà un passaggio verso un mondo in cui le regole del nostro sono sovvertite.

È un’espressione che calza per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono caduti in una qualche teoria del complotto. Perché spesso, quando qualcuno finisce per dare credito a una sola di queste storie, lentamente si ritrova risucchiato in un mondo che funziona per complotti e cospirazioni. Sarebbe interessante seguire coloro che, nel 2020, si imbarcheranno verso i “confini” del mondo su una nave da crociera. Un gruppo di “terrapiattisti” (coloro che non credono alla sfericità della Terra, ma la immaginano piatta), guidato dalla Flat Earth International Conference (un gruppo Facebook statunitense che conta circa 700 iscritti), ha infatti in programma questo bizzarro itinerario. Tralasciamo i dettagli di tale strampalata teoria, secondo cui a proteggerci dalla “caduta” (verso dove?) ai bordi delle acque che circondano i continenti ci sarebbe un gigantesco muro di ghiaccio. Perché non l’abbiamo mai visto? Ovvio, perché ai “privati” è vietato superare il 60esimo parallelo Sud. Al di sotto di esso, solo spedizioni governative possono spingersi. Immaginate quali conversazioni si alterneranno sul ponte, al bar, nelle piscine e sugli scivoli di questa allegra nave da crociera. Probabilmente le ultime novità sulle scie chimiche per il controllo delle menti e del clima, o qualche critica delle finte riprese del primo allunaggio, o ancora le ultime sull’assassinio di JFK o sull’attentato alle Torri Gemelle. C’è poco da scherzare.

Tutti, prima o poi, possiamo imbatterci in un cospirazionista. Quando meno te l’aspetti, ti ritrovi a cena con un gruppo di amici e scopri che uno di loro crede alla correlazione tra vaccini e autismo, e allora la discussione si accende, ognuno comincia a difendere la propria posizione con sempre maggiore impeto, e si smette di dialogare. Come uscirne? Ci viene in soccorso un libro di Mick West, scrittore di scienza e “investigatore scettico”, autore del libro Escaping the Rabbit Hole: How to Debunk Conspiracy Theories Using Facts, Logic, and Respect (“Scappare dalla tana del coniglio: come smontare le teorie del complotto usando i fatti, la logica e il rispetto”).

Il rispetto per l’interlocutore è ciò che spesso viene a mancare quando si finisce in discussioni del genere. Chi crede al sapere condiviso e confermato dalla scienza e dagli studiosi nel corso di secoli, tende a reagire bruscamente verso il “complottista” di turno, convinto quanto lui che i fatti parlino da soli. West, dopo avere a lungo studiato il fenomeno e intervistato persone che “ne sono uscite”, suggerisce un approccio diverso. Innanzitutto, spiega, il processo di uscita dalla tana è lungo e graduale. Si parte da un fatto, un elemento che riesce a insinuare il dubbio nel complottista.

Non bisogna aspettarsi un “risveglio” improvviso: ci vorrà del tempo prima che la vittima metta in discussione le tante certezze acquisite magari nel corso di anni. Il libro è anche una sorta di “manuale di istruzioni” su come dialogare in maniera costruttiva con un complottista, cercando di farlo ragionare. Spesso ci si chiede come sia possibile che, con la facilità di accesso alla conoscenza permessa oggi da Internet, siano ancora così diffuse storie tanto assurde.

Il fatto è che i complottisti non credono alle verità di Internet, o ai contenuti di Wikipedia: è tutto sotto controllo delle forze oscure che ci controllano, per loro. Credono molto di più ai libri, soprattutto se molto vecchi. Per questo West ha cominciato a collezionare libri d’epoca, risalenti anche al 1800, per dimostrare come i ritratti e (in quelli di fine secolo) le foto del cielo fossero esattamente le stesse di oggi, con le stesse “scie chimiche” e fenomeni atmosferici. Nessun controllo delle menti e del clima. È una vita un po’ meno magica quella fuori dalla tana del coniglio, ma decisamente più interessante.

(Foto di Dirk Spijkers su Unsplash)