Per i filosofi dell’antica Grecia e dell’antica Roma, la filosofia aveva lo scopo di trasformare il modo di vivere delle persone, e si proponeva di offrire loro gli strumenti per stare bene ed evitare preoccupazioni. Per i pensatori antichi la filosofia ha un fine terapeutico e può liberarci da sofferenze e ansie inutili derivanti da un modo scorretto di vedere e interpretare il mondo. Per Socrate, gli stoici, gli epicurei e i cinici – spiega Joel Owen su Psyche – molta della sofferenza umana parte da ciò che essi vedevano come fallacie di giudizio. Errori che ci spingono a dare valore a cose come i soldi, il prestigio, le comodità materiali: il che ci impedisce di raggiungere una piena felicità e al contrario ci provoca emozioni negative – tristezza, rabbia, gelosia – per cose che non meritano tali stati d’animo. Il compito della filosofia dovrebbe essere aiutare le persone a prendere coscienza di tali fallacie, e di conseguenza cambiare il proprio stile di vita.

In generale, spiega Owen, la ricerca psicologica contemporanea sul benessere dà ragione a queste idee. Per esempio un aumento del reddito ha un grande impatto positivo sul benessere di una persona se questa parte da una condizione in cui non può soddisfare i propri bisogni primari. Superata però una certa soglia, il continuo aumento del reddito ha un impatto molto limitato sul benessere. Secondo alcuni studi, è più facile influenzare il nostro stato d’animo concentrandosi sul proprio mondo interiore e sul comportamento, piuttosto che sulle condizioni esterne.

Secondo Owen i filosofi dell’antichità avevano in qualche modo anticipato questi risultati. Allo stesso modo, avevano intuito che cambiare il modo di rapportarsi col mondo per cambiare il nostro rapporto con esso non è cosa facile. È una pratica che richiede uno sforzo continuo, ed è qui che torna utile il concetto di “esercizi spirituali” (introdotto dal filosofo Pierre Hadot nel XX secolo), ossia una pratica che prevede di entrare in dialogo con se stessi, per integrare pensieri e comportamenti provenienti dalla riflessione filosofica nella vita di tutti giorni e quindi renderli parte di sé.

L’imperatore romano e filosofo stoico Marco Aurelio, per esempio, descrive una pratica per prepararsi alla giornata in arrivo in modo da incoraggiare se stessi a un’attitudine di compassione e autocontrollo. Ci dice in sostanza che nel giorno che sta iniziando incontreremo persone aggressive, sleali, maligne, antisociali. Queste loro attitudini sono però date dall’ignoranza di ciò che è bene e ciò che è male. Ma il filosofo, che ha visto la natura di ciò che è buono e di ciò che non lo è, sa che chi lo attacca è simile a lui. Ripetersi questo ragionamento serviva a Marco Aurelio a rispondere in maniera mite e razionale alle difficoltà in arrivo, e a tenere sempre a mente la natura umana del proprio nemico.

Altri esercizi proposti dai filosofi dell’antichità spingono a coltivare buone abitudini per cambiare il proprio modo di pensare. Seneca ed Epicuro raccomandavano di abituarsi a vivere con poco e a non dare troppo valore al lusso, in modo da essere pronti a repentini cambi di scenario. In una delle sue lettere, Seneca proponeva di passare alcuni giorni accontentandosi di poco cibo, e del più economico, indossando vestiti grezzi e scomodi. «Il tempo in cui la mente è libera dalle preoccupazioni è il momento in cui deve prepararsi alle avversità».

Epicuro cercava di spingere i propri seguaci ad adottare un’attitudine di riconoscenza attraverso espressioni concise ed efficaci, sempre con l’obiettivo di spostare la loro attenzione dalle cose di cui non avevano bisogno verso ciò che già avevano: «Se vuoi arricchire qualcuno, non aggiungere a ciò che ha, ma riduci il suo il desiderio di avere di più».

I filosofi dell’antichità spingevano dunque a memorizzare e meditare sulle loro idee, finché non diventavano abitudini e modi di pensare consolidati. Potrebbe essere interessante riavvicinarsi a queste pratiche e iniziare ogni mattina contemplando il significato dei loro aforismi, o provare a riportarli alla mente nei momenti in cui ci sentiamo sopraffatti da emozioni e desideri.

(Foto di Levi Meir Clancy su Unsplash)

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