La pandemia ha avuto un forte impatto sulla salute mentale delle persone in ogni parte del mondo. Il sistema delle cure mentali in Europa è tutt’altro che efficiente e in molti paesi il sistema sanitario pubblico non copre (o copre solo parzialmente) le cure psicologiche. Tuttavia i bisogni restano, e molte persone in questo periodo potrebbero decidere che è arrivato il momento di affrontare un percorso di psicoterapia. L’offerta di approcci è però molto vasta, e per l’utente finale non è sempre facile orientarsi. Kate Smith, docente universitaria e “governor” dell’Associazione Britannica di Counselling e Psicoterapia, ha scritto una guida su questo tema, pubblicata su Psyche. Vediamo quali sono i suoi consigli.

Prima di partire, scrive Smith, bisogna intendersi sul fatto che la terapia non è qualcosa che si fa per sistemare qualcosa che si è “rotto” nella propria vita. Andrebbe pensata come qualcosa di legato alle proprie scelte su ciò che si vuole essere e il modo in cui si vuole vivere. Un mezzo per migliorare la propria vita in generale ed esprimere se stessi.

Il termine “psicoterapeuta” si riferisce di solito a chi ha un’impostazione freudiana e psicodinamica, e cioè pone l’attenzione sul ruolo dell’inconscio e delle esperienze passate nei problemi delle persone. Altri terapeuti con un percorso diverso preferiscono il termine counsellor, con cui spesso si identificano professionisti in cui la psicoterapia è solo una parte del loro lavoro.

Uno psicologo clinico è di solito un terapeuta che ha alle spalle un dottorato di ricerca, dopo una laurea in psicologia, e con una lunga esperienza su un ampio spettro di interventi basati su evidenze scientifiche. È quindi in grado di offrire terapie “ad alta intensità” per clienti che presentano disturbi e problemi comportamentali piuttosto seri.

I terapeuti tendono a definire se stessi secondo il nome del percorso seguito. Per esempio, un terapeuta cognitivo-comportamentale si è formato secondo gli approcci della terapia cognitivo-comportamentale (TCC). Un terapeuta rogersiano è qualcuno che ha seguito il percorso della Terapia centrata sul cliente, elaborata da Carl Rogers, ecc.

In ogni caso, la TCC si è imposta come la tendenza prevalente negli ultimi 30-40 anni, quindi è molto probabile incrociarla nella propria ricerca. La sua idea di base è che la persona possa sviluppare pregiudizi nel modo in cui pensa al mondo, a se stessa e alle relazioni, e quindi lavora con il cliente per affrontarli. Diverse ricerche hanno provato che la TCC si rivela adeguata ad affrontare un ampio spettro di problematiche ma, avverte Smith, il suo successo è dovuto anche al fatto di avere una concezione vicina a quella del sistema sanitario nel suo complesso, basato su diagnosi, intervento e risoluzione rapida dei sintomi. Altri approcci non in grado di essere studiati con criteri “scientifici” tendono ad avere meno credito.

Queste diverse possibilità non sono esclusive: diversi terapeuti applicano un approccio integrato (per esempio usando un certo sistema di riferimento per studiare il problema, ma proponendo attività prese da un altro), oppure pluralistico (in cui si adotta una “fluidità teoretica”, utilizzando qualunque approccio utile in base alle esigenze e alla risposta del cliente).

Queste ultime modalità di lavoro hanno trovato larga applicazione negli ultimi anni anche perché, secondo alcuni studi, il successo nella terapia dei diversi approcci è molto simile. Ciò suggerisce che, più che la metodologia adottata, sono altri fattori a contare, come la flessibilità e adattabilità del terapeuta, la sua considerazione degli obiettivi del cliente, la relazione che si instaura tra i due.

Alcuni consigli pratici

  • Verificare le qualifiche professionali del terapeuta, e la sua attitudine. Oltre ai titoli di studio, è importante assicurarsi che il terapeuta manifesti una costante attitudine a migliorare la propria preparazione. Anni di pratica senza un costante aggiornamento possono infatti portare a un eccesso di sicurezza o addiritura arroganza.
  • Pensare alle ragioni per cui si vuole o si ha bisogno di iniziare una terapia, e ai propri obiettivi. Se l’intenzione è prendersi il tempo di capire la propria situazione prima di passare alla pratica, un terapeuta psicodinamico potrebbe essere indicato. Se si vuole puntare dritto agli esercizi pratici, la TCC può dare risultati più rapidi.
  • Pensare al modo in cui si vuole essere aiutati, e quale tipo di relazione fa al caso proprio. La terapia deve formarsi attorno al cliente e ai suoi bisogni. Se questo non accade, va detto. I terapeuti non leggono nella mente: se qualcosa non va, bisogna parlare. A seconda delle scuole di pensiero, il ruolo del terapeuta può variare di molto. Gli psicodinamici entrano molto in sintonia con il cliente, mentre chi segue la TCC tende a formare un’alleanza in cui il terapeuta è di supporto al cliente nel portare avanti attività ed esercizi.

(Foto di engin akyurt su Unsplash )

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