Ogni giorno facciamo delle scelte, dettate (almeno questo pensiamo e ci raccontiamo) da una razionale disamina delle situazioni in cui siamo immersi. Abbiamo una certa idea del territorio in cui viviamo e del nostro Paese, e in base a quella ci comportiamo, votiamo, discutiamo. Una ricerca rivela però una cosa prevedibile quanto potenzialmente disturbante: mediamente, abbiamo un’idea totalmente distorta della realtà italiana. L’istituto Ipsos Mori ha infatti realizzato un sondaggio in 33 Paesi del mondo, chiedendo alle persone qual è la loro percezione in merito a molti temi che contribuiscono a definire la società in cui viviamo e di cui facciamo parte.

Per sintetizzare, tra i Paesi del campione solo altri nove hanno un “indice d’ignoranza” generale più alto del nostro. Qui potete trovare le schermate con le varie domande, le risposte date dai cittadini di ogni Paese e il confronto col dato reale. Per esempio, in Italia ci percepiamo in uno stadio tecnologicamente più avanzato di quello reale, visto che pensiamo che il 75 per cento dei nostri connazionali abbia un accesso a internet da casa propria, da un computer o altro dispositivo. In realtà, solo il 60 per cento ce l’ha. Questo, tra le altre cose, dovrebbe farci diffidare da quel sotto genere giornalistico che usa “il popolo del web” come indice degli umori del Paese. Se poco più della metà ha un accesso domestico a internet, e una piccola percentuale di questi usa i social network per esprimersi pubblicamente su fatti o questioni pubbliche, si sta dando uno spazio spropositato all’opinione di un numero limitatissimo di persone, facendola passare per maggioritaria.

«Qual è la percentuale di ricchezza che possiede l’1 per cento dei cittadini più ricchi del tuo paese?», è un’altra domanda del sondaggio. Anche qui la percezione è totalmente fuori misura, visto che la percentuale media indicata dai rispondenti è il 46 per cento, contro il 23 per cento reale. Esattamente il doppio. Probabilmente una deformazione dovuta agli allarmi sul divario sempre più forte tra chi ha molto e chi non ha nulla, con progressivo assottigliamento della classe media che sta nel mezzo. La tendenza è in atto, ma se davvero il 46 per cento della ricchezza fosse in mano all’1 per cento della popolazione avremmo un panorama molto diverso e drammatico nelle nostre città. Sulla nostra capacità di alimentazione corretta e stile di vita tendiamo a sovrastimarci, visto che crediamo che solo il 36 per cento delle persone sopra i vent’anni abbia problemi di obesità. In realtà sono il 50 per cento, cifra piuttosto alta a nostro giudizio, ma che ci accomuna a molti altri Paesi europei, mentre va molto peggio in altri continenti. Anche sul livello di secolarizzazione siamo ben lontani dal conoscere le credenze dei nostri concittadini, visto che solo il 12 per cento della popolazione si definisce non affiliata ad alcuna religione, mentre pensiamo che sia il 35 per cento a definirsi così. Di certo i praticanti sono molti meno dell’88 per cento, ma il nostro Paese non brilla in quanto a cultura laica, dunque non è strano che moltissimi si sentano in qualche modo affiliati a una confessione.

Uno dei temi più caldi degli ultimi anni è l’immigrazione. Ci sono politici che stanno costruendo la propria carriera sulla diffusione del “panico da invasione”, contribuendo (con l’aiuto dei media) a creare un’idea totalmente esagerata della presenza di stranieri sul nostro territorio. Per gli intervistati questi sarebbero il 26 per cento della popolazione residente, nella realtà sono solo 9, poco più di un terzo, in media con (e anche al di sotto di) molti Paesi che ci circondano. L’idea degli italiani “bamboccioni” ha poi attecchito più del previsto, dato che pensiamo che il 61 per cento delle persone con età tra 25 e 34 anni vivano con i propri genitori. La percentuale reale è il 49 per cento. Non c’è però da stare allegri, visto che è una cifra davvero alta rispetto ad altri Paesi (in Francia sono l’11 per cento), che rispecchia la difficoltà per i giovani di trovare il proprio posto e la propria indipendenza. Sull’età media, comunque alta (45 anni) la nostra percezione è piuttosto esagerata: 59 anni. Nessun Paese al mondo arriva ovviamente a quella cifra, ma comunque più anziani di noi ci sono solo il Giappone e la Germania (47 anni).

Sulla presenza femminile in politica e nel mondo del lavoro siamo fin troppo pessimisti, ma di poco. Pensiamo infatti che solo il 26 per cento della Camera sia costituita da donne (in realtà sono il 31 per cento) e che il 44 per cento delle donne abbia un lavoro, mentre sono il 48 per cento. C’è quindi molto ancora da lavorare sulla realtà italiana per renderci un Paese migliore, ma il processo parte prima, da una maggiore consapevolezza di com’è fatto davvero.

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