Secondo Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta), l’interesse verso il cicloturismo in Italia è in netta crescita. Come dato a supporto di questa tesi c’è la vistosa crescita delle visite al sito Bicitalia.org, che offre una mappa della rete ciclabile nazionale. Negli ultimi due anni, il traffico sul sito è cresciuto dell’84 per cento rispetto al quinquennio 2014-2019.

Gli itinerari più cercati

Nella classifica dei “grandi itinerari”, la più ricercata è la Ciclovia del Sole, che da San Candido (BZ) arriva a Palermo, con un totale di 163mila visualizzazioni (+ 82% di ricerche). Seguono la Ciclovia del Po, nota anche come VenTo, da Venezia a Torino lungo il fiume, con quasi 129mila visualizzazioni, e la Ciclovia Adriatica (da Trieste a Santa Maria di Leuca), con oltre 104mila visualizzazioni. «Da sottolineare l’enorme incremento di clic (+304% tra il 2019 e il 2021) registrato per la ciclovia AIDA-Alta Italia Da Attraversare – si legge sul sito della Fiab – un percorso di 900 km da Susa in Piemonte a Trieste toccando tutte le città sull’asse ovest-est. Interesse in forte crescita anche per la Francigena da Como a Brindisi e le sue varianti (+102% di visualizzazioni) e per la Ciclovia tirrenica (+143%)».

Per quanto riguarda invece i percorsi regionali, «la più ricercata sul sito Bicitalia.org è la Spoleto-Assisi che ha raggiunto quasi 81mila visualizzazioni con un incremento dell’81% nell’ultimo biennio, seguita al secondo posto dalla Destro Po, una ciclovia di 125 km nelle terre estensi molto amata anche dagli stranieri; mentre il terzo posto, con quasi 67.000 click totali è per la pista ciclabile della Val Brembana in provincia di Bergamo, ricavata sul percorso di una ex ferrovia dismessa. Anche per questa categoria è interessante sottolineare la grande crescita di visualizzazioni registrate negli ultimi due anni da alcune ciclovie, come la pista ciclabile Val Marecchia in provincia di Rimini (+127%) e la pista ciclabile del Naviglio Pavese (+105%), un tipico percorso “della domenica” di 33 km da Milano a Pavia».

Lo sviluppo della rete ciclabile

Per capire lo stato di salute della rete ciclabile italiana, è utile l’analisi di Openpolis, che ci informa che nel 2018 c’erano in media 23,4 chilometri di piste ciclabili per 100 chilometri quadrati di superficie nei comuni italiani capoluogo di provincia. «Un valore che nel corso degli ultimi 5 anni è aumentato considerevolmente. Infatti, nel 2013 il chilometraggio non raggiungeva i 20 km ogni 100 kmq. Tuttavia, nonostante la crescita del chilometraggio e una maggiore sensibilizzazione nazionale verso le questioni ambientali, si assiste a una spaccatura tra i capoluoghi del nord Italia rispetto a quelli del centro e del sud». Ci sono infatti 56,3 km di piste ciclabili ogni 100 chilometri quadrati di superficie dei capoluoghi del nord Italia, mentre al centro il valore scende a 14,8 km e a 5,2 km nel sud Italia.

Piste pop-up e interventi strutturali

La pandemia ha avuto un effetto positivo sullo sviluppo di nuove piste ciclabili nelle città. Quando, tra un’ondata e l’altra, le persone riprendevano parzialmente a muoversi in città, la scelta di evitare i mezzi pubblici ha portato molti a inforcare la bicicletta. I Comuni hanno reagito con la realizzazione di piste ciclabili “pop-up”, ossia percorsi da attuare in breve tempo e a costi contenuti. Si tratta in sostanza di segnaletica orizzontale e verticale che non richiede interventi pesanti all’urbanistica e che serve ad assegnare più spazio alle biciclette nelle aree più trafficate. Secondo un report di Legambiente, nel 2020 sono stati realizzati 193,92 km di piste ciclabili pop-up. Tra le varie città, spiccano Milano con 35 km realizzati, e Genova con 30 km.

Per quanto riguarda interventi più strutturali e a lungo termine, bisogna guardare ai Piani urbani di mobilità sostenibile (Pums), che coprono un arco temporale di 10 anni. Secondo questi documenti, la viabilità ciclabile italiana dovrebbe più che raddoppiare nel prossimo decennio, con 2.600 km di piste ciclabili che andrebbero sommarsi ai 2.341 km attualmente esistenti. Bologna, Roma e Milano sono le città che spiccano a livello di impegni: «Bologna è la città italiana che, considerando il Pums del 2019, ha programmato il chilometraggio maggiore di ciclabili, pari a 721 km. Questi, una volta realizzati, si andrebbero a sommare ai già presenti 248 km, per un totale di 969 km di pista ciclabili da realizzarsi entro il 2030. Considerando i piani redatti, Roma è la seconda città con 293 km di pista ciclabili programmati che si aggiungerebbe ai già esistenti 254 km nel caso venissero eseguiti, come previsto entro il 2030. Seguono Milano con 186 km programmati e 220 km già realizzati e Parma con 170,5 km che verranno realizzati».

Qualità delle piste ciclabili

Certo non bisogna dimenticare che i numeri sulle distanze coperte non dicono tutto sulla rete ciclabile. È esperienza diffusa quella di ritrovarsi spesso a fare lo slalom tra piste ciclabili che iniziano sul marciapiede, proseguono in strada, poi riprendono sul marciapiede della carreggiata opposta e magari sono attraversate da fermate dell’autobus, pali della luce e altri ostacoli. Il problema è stato affrontato estesamente da BikeItalia, e ha a che fare soprattutto con l’eccessivo spazio riservato alle automobili e da una concezione dello spazio basata sulla separazione, mentre in altri paesi in cui la mobilità sostenibile è a uno stadio più avanzato si è affermato il principio della condivisione. Quest’ultimo è basato sulla «moderazione dei comportamenti e delle velocità in primis per evitare la separazione dei flussi favorendo invece la condivisione della strada come spazio pubblico. Si tratta sostanzialmente del concetto nato 50 anni fa in Olanda con la progettazione del primo woonerf, luogo della coabitazione pacifica tra tutti gli utenti della strada i cui ingredienti dovevano essere: bassa velocità e impossibilità di tenere comportamenti pericolosi, riduzione del traffico automobilistico, abbandono del linguaggio dell’automobile (abbandono della progettazione “per corridoi”), zero barriere, libertà d’uso dello spazio, inserimento di nuove funzioni nello spazio pubblico».

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