Il 30 ottobre è stata votata in Senato una mozione per istituire la Commissione per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. La proposta della sua costituzione arriva da Liliana Segre, senatrice a vita e reduce dal campo di concentramento di Auschwitz. Ci sono state diverse polemiche perché non tutte le forze politiche hanno votato a favore della mozione. Un fatto che ha colpito negativamente Segre, che si impegna da decenni per conservare la memoria dell’Olocausto e mantenere alta la sensibilità verso i discorsi d’odio (fenomeno che le è tristemente familiare, visto che ne subisce circa duecento al giorno). «Molti mi hanno manifestato solidarietà, ma sono rimasta male – ha raccontato –. Ho notato che all’esito del voto i battimani nei miei confronti sono stati enormi, anche tra chi non ha votato a favore. Ho pensato che fosse un controsenso. C’è stata ovviamente obbedienza ai gruppi, ma per fortuna c’è ancora chi ragiona con la sua testa. Se il Senato fosse composto da persone che dicono sì o no a seconda del comando ricevuto, ci sarebbe da piangere». Una delle premesse da cui muove la mozione è che sui discorsi d’odio (hate speech) non c’è ancora una legge specifica: «È un fatto che non esiste ancora una definizione normativa di hate speech; tuttavia in base alla raccomandazione n. (97) 20 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa del 30 ottobre 1997, il termine copre tutte le forme di incitamento o giustificazione dell’odio razziale, xenofobia, antisemitismo, antislamismo, antigitanismo, discriminazione verso minoranze e immigrati sorrette da etnocentrismo o nazionalismo aggressivo. Per meglio definire il fenomeno si ricorre alle categorie dell’incitamento, dell’istigazione o dell’apologia». Di fronte all’odio, ha detto Segre, «non si può più rimanere indifferenti. E lo dico io che l’odio ce l’ho scritto sul braccio».

Di cosa si occuperà la Commissione

Un’analisi efficace delle polemiche è stata realizzata da ValigiaBlu. Come spiega l’autore dell’articolo, colpisce il fatto che si registri una spaccatura così forte tra maggioranza e opposizione «su quella che, Costituzione alla mano, dovrebbe essere una battaglia condivisa, di quelle che attengono alle regole strutturali di qualunque dibattito in una società democratica». L’inconsistenza delle polemiche sollevate da chi non ha votato a favore della mozione si manifesta leggendo di cosa si occuperà la nuova Commissione. I suoi compiti saranno «di osservazione, studio e iniziativa per l’indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche. Essa controlla e indirizza la concreta attuazione delle convenzioni e degli accordi sovranazionali e internazionali e della legislazione nazionale relativi ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e di istigazione all’odio e alla violenza, nelle loro diverse manifestazioni di tipo razziale, etnico-nazionale, religioso, politico e sessuale. La Commissione svolge anche una funzione propositiva, di stimolo e di impulso, nell’elaborazione e nell’attuazione delle proposte legislative, ma promuove anche ogni altra iniziativa utile a livello nazionale, sovranazionale e internazionale». L’unica possibilità di intervento diretto nel dibattito pubblico è quello menzionato nell’ultimo paragrafo, dove si dice che «la Commissione può segnalare agli organi di stampa ed ai gestori dei siti internet casi di fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche, quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche, richiedendo la rimozione dal web dei relativi contenuti ovvero la loro deindicizzazione dai motori di ricerca». Riteniamo dunque che le minacce alla democrazia e alla libertà che si cercheranno di contrastare con questa commissione sono ben più rilevanti di quelle portate avanti dai suoi oppositori.

(Foto di Chester Ho su Unsplash)