Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes sul diritto d’asilo, la pandemia di COVID-19 ha inasprito le disuguaglianze che costringono le persone a lasciare il proprio paese. «Ma almeno in tutto il 2020 – si legge –, l’Italia e l’Europa hanno rappresentato un’eccezione in controtendenza rispetto alla situazione globale: mentre nel mondo il numero delle persone in fuga continuava ad aumentare, fino a una stima di 82,4 milioni, nel nostro continente si sono registrati meno arrivi “irregolari” di rifugiati e migranti (–12% rispetto al 2019) e meno richiedenti asilo (crollati di ben un terzo)».

Sono sei, sintetizza il rapporto, le grandi cause che costringono alla fuga sempre più persone: guerre e conflitti, persecuzioni, disuguaglianze (quest’anno accentuate dalla “nuova disuguaglianza” nell’accesso ai vaccini anti COVID-19), povertà, fame e sete, emergenza climatica, a cui si aggiungono tratta e schiavitù.

La fondazione critica l’atteggiamento dell’Europa verso il fenomeno migratorio. Nonostante i dati mostrino che non è in corso alcuna “invasione”, le politiche continuano a essere molto ostili verso rifugiati e richiedenti asilo. Sono note le azioni di pushback, ossia di allontanamento dalle frontiere europee di persone intenzionate a chiedere di entrare, così come di esternalizzazione del controllo delle frontiere.

«Ai primi di novembre 2021 – si legge nel rapporto – la stima (minima) dei migranti morti e dispersi nel Mediterraneo ha già superato il totale del 2020, 1.559 contro 1.448. Lo scenario di questo “nuovo” disastro umanitario, circondato dalla sostanziale indifferenza degli Stati europei e dell’UE, è soprattutto il settore del Mediterraneo centrale, sulla rotta che conduce verso l’Italia e Malta, dove sempre ai primi di novembre 2021 si contano già più di 1.200 morti e dispersi, contro i 999 di tutto il ’20».

I principali paesi di provenienza dei richiedenti asilo in Europa continuano a essere, ormai da anni, Siria e Afghanistan. Negli ultimi due anni, dietro di loro c’erano Venezuela e Colombia, che hanno superato Iraq e Pakistan. Nonostante la percezione, l’Italia non è tra i paesi che ricevono più nuove richieste di asilo. Al primo posto nell’ultimo anno c’è stata la Germania con 102.500 richieste, seguita dalla Spagna (86 mila), Francia (82 mila), Grecia (38 mila) e solo al quinto posto l’Italia, con 21.200.

Tra le 12 mila e le 13.100 persone sono state trasferite tra paesi membri nell’ambito delle procedure del regolamento di Dublino (“Dublino III”) nel 2020. Secondo uno studio del Parlamento europeo e dell’ECRE (European council on refugees and exiles), quest’ultimo ha funzionato poco e male, a tutto danno delle persone coinvolte: «Lo scopo stesso del regolamento (cioè offrire un accesso rapido ed equo alle pratiche di asilo in un unico Stato membro) è ostacolato dalla lunghezza delle pratiche, dalla mancata attuazione delle decisioni di trasferimento e dalle inadempienze nel rispetto dei diritti umani».

Complessivamente, nel 2020 l’Unione europea ha dato protezione a 281 mila richiedenti asilo, contro i 296 mila del 2019. Un quarto del totale sono “esiti positivi in istanza finale su ricorso”. Molte richieste (il 59 per cento) sono state bocciate in prima istanza e poi accolte dopo il ricorso, il che suggerisce che le procedure potrebbero essere migliorate, con risparmi di risorse e di tempo. In Italia il livello di bocciatura è molto più alto della media UE: 72 per cento.

«Abbiamo volti, non siamo numeri – ha detto l’attivista Indira Meza –. Abbiamo capacita? di resilienza e il potenziale per agire positivamente sul territorio con il nostro capitale umano. Ma le politiche emergenziali vanno superate. Ci sentiamo di proporre i seguenti punti di attenzione: l’efficacia dei meccanismi che garantiscono i diritti umani dei rifugiati; l’importanza dell’interculturalità e dell’integrazione come effettiva tutela dei diritti; la promozione di una cultura del rispetto dei diritti dei rifugiati; una maggiore partecipazione attiva dei rifugiati nella società; programmi mirati che favoriscano l’occupazione e le pari opportunità; centri di formazione per rifugiati che promuovano l’innovazione sociale e l’imprenditorialità; fermare la normalizzazione della violenza sui rifugiati in situazione di vulnerabilita? economica e sociale; educazione alla pace; colmare le disuguaglianze».

(Foto di Enrica Tancioni su Unsplash )

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