Secondo i dati preliminari, il vaccino in fase di sviluppo con il supporto della casa farmaceutica Pfizer sta dando risultati molto promettenti in termini di efficacia. Il matematico Maurizio Codogno spiega sul suo blog come interpretare questi annunci.

Supponiamo che i dati preliminari sul vaccino che Pfizer sta testando siano confermati, e che l’efficacia del vaccino sia del 90%. Supponiamo anche che lo Sputnik V abbia il 92% di efficacia, come i russi si sono affrettati a ribattere. Che significano questi numeri? Che tanto ci si ammalerà lo stesso?

Beh, bisogna fare i conti con l’oste… cioè capire cosa stiamo effettivamente cercando di fare. Se qualcuno ci dicesse di giocare alla roulette russa con una pistola a 10 proiettili, credo che quasi tutti declinerebbero gentilmente l’invito; una probabilità del 10% di morire non è esattamente irrilevante. Ma in questo caso abbiamo un evento diverso: nel 10% dei casi rischiamo comunque di prendere una malattia che potrebbe essere o non essere letale, nei casi restanti abbiamo un rischio – basso ma non meglio identificato, o almeno non ho letto il comunicato stampa per quantificarlo – di un malessere. Già questo cambia parecchio le carte in gioco, come potete immaginare. Però tutto questo è solo una piccola parte della storia.

L’esempio della roulette russa, anche se modificato perché il proiettile non ti uccida ma ti inoculi il coronavirus, non è corretto per una banale ragione: nell’esperimento mentale ciascuna persona è indipendente dalle altre, con il vaccino si potrebbe davvero avvicinarsi all’immunità di gregge a cui tanti stanno anelando. Forse il 90% non basta, ma è un ottimo punto di partenza; e del resto a quanto pare l’influenza “comune”quest’anno pare più benigna, probabilmente perché la gente prende più precauzioni. Questo potrebbe significare che un 90% di efficacia potrebbe essere sufficiente per bloccare la pandemia e avere al più dei focolai isolati più facilmente trattabili.

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(Foto di Karolina Grabowska su Pexels)

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