Non si può negare che stiamo vivendo in un periodo particolare e difficile per gli equilibri internazionali. Non si tratta però di questioni che riguardano Stati in lotta tra loro, bensì di problemi che, nel loro essere diffusi in modi che superano i confini nazionali, toccano il senso di sicurezza e di libertà di ognuno. Forse l’atto più anacronistico di questi ultimi anni è l’annessione alla Russia della Crimea che, nata da proteste interne all’Ucraina contro l’allora presidente Viktor Janukovy?, fu poi formalizzata da un accordo firmato nel 2014. Dinamiche che sembrano appartenere più al Novecento che al secolo attuale. Ma forse era la spia di qualcosa, del fatto che certe cose che oggi ci appaiono impensabili, in realtà, possono succedere. Come il referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Per chi ha vissuto gli anni della trasformazione, dalla Cee (Comunità economica europea) alla Ce (Comunità europea) con il trattato di Maastricht del 1992, fino alla sua scomparsa in favore dell’Ue (Unione europea) con il trattato di Lisbona del 2009, il processo di crescita e allargamento della principale organizzazione di Stati europei sembrava inarrestabile. E invece c’è chi ha voluto dare la parola agli elettori, i quali hanno votato per uscirne. Poi sono sembrati tutti un po’ frastornati e forse pentiti dall’aver alzato troppo il tiro (tanto che il principale “vincitore morale” di questa votazione, Nigel Farage, ha lasciato la politica subito dopo il voto), ma tant’è, ormai il processo è innescato. Può succedere.

Così come può succedere che una notte in Turchia ci sia un tentativo di colpo di Stato. Si tratta di un Paese che, fino a qualche anno fa, sembrava avviato verso un processo di laicizzazione e democratizzazione, ancora una volta, inarrestabile. E invece è successo che un manipolo di soldati abbia cercato di rovesciare il presidente (che, per quanto autoritario, è stato eletto democraticamente), forse cercando di anticiparne le prossime mosse. Non ci sono riusciti, e ora, dopo una massiccia operazione che ha previsto arresti di soldati, generali, rimozione di giudici dai loro incarichi, si parla (l’ha fatto anche il presidente Recep Tayyip Erdo?an) di reintrodurre la pena di morte. Può succedere.

E poi c’è Nizza. La Francia sta subendo i colpi più duri, in Europa, da parte del terrorismo di matrice islamista (le indagini sono ancora in corso, ma sembra probabile che di questo si sia trattato). Si parla di “lupi solitari”, di persone che mettono in atto azioni terroristiche che uccidono in maniera indiscriminata attraverso contatti indiretti con chi ispira gli attentati. Il marketing dello Stato Islamico diffonde i propri contenuti aggirando i canali consueti della guerriglia, così chiunque può essere il terrorista di domani. Può succedere.

E poi gli Stati Uniti e l’odio razziale. Ci eravamo illusi che l’elezione di Barack Obama fosse il coronamento di un sogno, quello incarnato da Martin Luther King e dai milioni di afroamericani che sognavano di vivere negli Usa alle stesse condizioni dei loro connazionali di pelle bianca. Invece in questi giorni gli scontri tra la comunità nera e la polizia, giudicata troppo incline alla violenza e all’eccesso di legittima difesa nei confronti dei neri, hanno confermato che le tensioni non sono mai diminuite, che ogni episodio controverso è la miccia che scatena la rivolta. Che può diventare violenta quando in mezzo ai manifestanti si nasconde un cecchino. E ancora morti, da una parte e dall’altra.

Forse ha ragione Dave Winer, blogger e sviluppatore di software statunitense, quando dice che il problema deriva dal fatto che dai media (considerando anche il ruolo dei social network nel selezionare le notizie che ci arrivano) non ci arrivano informazioni, ma emozioni. Invece di aiutarci a capire il mondo e interpretare ciò che accade, siamo continuamente in una spirale di “intrattenimento emozionale”, sballottati tra video di stragi e gattini buffi, tra dichiarazioni trascurabili di politici e notizie di episodi curiosi e fuori dal comune. Nessuno ci aiuta a farci un’idea più generale della complessità delle cose. «Il nostro mondo sta finendo giù per il cesso perché tutto quello che ci arriva sono emozioni. Cose che ci danno la sensazione che il mondo sia una grande famiglia (e non lo è per niente). Storielle delle buona notte. Nascondiamo le cose che succedono veramente finché non ci esplodono in faccia. Allora la realtà torna a farsi sentire». Già, può succedere.

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