Dopo una lunga gestazione, è stato finalmente licenziato questa settimana il cosiddetto decreto “Rilancio”, un provvedimento del governo che prevede investimenti per circa 55 miliardi di euro a favore di imprese, famiglie, salute, politiche sociali, ecc. Come per tutte le misure di grande entità, in questo caso dovuta all’emergenza sanitaria in corso, si è creata molta attesa intorno al provvedimento. Tra coloro che vi guardavano con speranza anche il mondo della disabilità e il terzo settore, in particolare per quanto riguarda il servizio civile universale. Vediamo di seguito le principali reazioni.

Disabilità

Le due principali federazioni che si occupano di disabilità, Fish e Fand, hanno pubblicato alcuni commenti sul decreto. La nota pubblicata riporta il pensiero dei presidenti delle due associazioni, rispettivamente Vincenzo Falabella e Nazario Pagano, che esprimono apprezzamento per l’aumento del fondo 2020 per le non autosufficienze, incrementato di 90 milioni di euro, 20 dei quali da destinare a progetti di vita indipendente. «È positivo che sia stato rimosso, sul filo di lana, il vincolo sulle disabilità gravissime, divisivo e improprio, mentre lascia l’amaro in bocca il mancato formale riconoscimento del ruolo dei caregiver familiari. Alcune organizzazioni avevano espresso legittime e condivisibili richieste, anche quelle non recepite. Il carico assistenziale, già greve in precedenza, è ancora più forte sulle famiglie in questa fase di emergenza che ha visto lo stop di molti servizi essenziali». Altre misure apprezzate sono l’aumento del fondo per il “dopo di noi”, il contributo ai centri semiresidenziali e la conferma dell’estensione dei permessi lavorativi per maggio e giugno. L’auspicato aumento delle pensioni di invalidità non è invece arrivato. Le perplessità maggiori sono riservate agli aspetti del lavoro, della flessibilità e della protezione, in particolare dei lavoratori con disabilità, reduci da tumori o con problemi al sistema immunitario. «Abbiamo chiesto in tutti i modi, in tutte le sedi, in tutte le occasioni e forme, di chiarire e rendere operativa l’indicazione dell’articolo 26 del decreto “Cura Italia”. Sono passati due mesi e ancora ad oggi non c’è nessuna formale indicazione operativa. Nessuna circolare che indichi ai lavoratori e ai datori di lavoro come si richiede l’astensione dal lavoro quando c’è una situazione personale ad alto rischio. Il Senato in sede di conversione del “Cura Italia” ha peggiorato se possibile la disposizione originaria. E il nuovo decreto – ignorando le richiese anche di altri come FAVO, AIL, Uniamo – si limita ad estendere un vago beneficio di altri due mesi. Una lacuna molto grave e irrispettosa che si assomma al mancato recepimento di altri correttivi ad esempio sulle indennità ai lavoratori autonomi, dell’agricoltura, dello spettacolo ecc. che siano anche persone con disabilità».

Servizio civile

Decisamente deludenti le misure contenute nel decreto “Rilancio” per quanto riguarda il servizio civile universale. Nei giorni scorsi era stata lanciata una campagna dal titolo #CentoXCentoServizioCivile, che proponeva di «approvare subito tutti i progetti che gli enti accreditati presenteranno entro il 29 maggio – si legge su Vita –, in modo da avviare nella seconda metà dell’anno più di 50mila volontari in servizio, raddoppiando di fatto i posti oggi disponibili con le risorse attribuite al Fondo nazionale per il servizio civile nel 2020. Andando così incontro agli auspici del ministro con delega al Servizio civile Vincenzo Spadafora che si era dato l’obiettivo proprio delle 50mila partenze l’anno». Per riuscirci serviva un aumento del fondo di 130 milioni di euro, in aggiunta ai 140 milioni già stanziati. Dal decreto sono invece arrivati solo 20 milioni in più, quindi non sarà possibile arrivare al numero di partenze che lo stesso ministro auspicava. «Se in sede di conversione il Parlamento non metterà mano all’articolo 15 del decreto Rilancio – conclude l’articolo su Vita –, avremo l’ennesima conferma che questa maggioranza, nei fatti e malgrado l’evidenza dello straordinario contributo che i volontari hanno dato durante l’emergenza Covid, non è in grado di fermare il declino del neonato servizio civile universale».

(Foto di Marco Oriolesi su Unsplash)