Da tempo la ricerca scientifica ha stabilito che alcuni metodi di “rinforzo” nello studio (come prendere appunti) aiutano a ricordare meglio. Uno studio ha però rilevato che un’attività sembra funzionare meglio delle altre per migliorare le prestazioni: disegnare.

L’esperimento e i risultati

Un team di ricercatori ha testato l’efficacia del disegno rispetto ad altri metodi ritenuti utili per ricordare una nuova parola. L’ipotesi è che per trasferire un elemento verbale in una rappresentazione visuale, il cervello debba compiere una serie di passaggi che aiutano a fissare nella memoria l’oggetto dello studio, attraverso quattro fasi: 1. si elabora una serie di caratteristiche fisiche dell’oggetto; 2. si crea nella mente un’immagine mentale di come lo si vuole rappresentare; 3. ci si impegna nell’azione motoria richiesta per il disegno; 4. si osserva il risultato dell’azione, che diventa la traccia mentale per immagazzinare il ricordo. Altri metodi di rinforzo mnemonico sfruttano alcuni di questi passaggi, ma nessuno li usa tutti assieme.

Per capire meglio, vediamo quali tipi di test hanno creato i ricercatori per provare a verificare o smentire la propria ipotesi. In totale sono stati fatti sette esperimenti, per esplorare diverse varianti e diversi contesti di studio (test individuale o in un’aula con altre persone). Negli esperimenti 1 e 2, ai volontari veniva presentata una lista di parole (mostrate una alla volta), e poi a seconda dei casi veniva chiesto loro di scriverla su un foglio, oppure di provare a disegnarla. Negli esperimenti 3, 4 e 5 si chiedeva loro di disegnare alcune parole, oppure di scrivere una lista di caratteristiche legate a ciascuna di esse, o di immaginarle mentalmente, oppure gli veniva mostrata un’immagine associata. Negli ultimi due esperimenti le parole non venivano più proposte una alla volta ma tutte assieme sotto forma di lista: i due test si differenziavano solo perché nell’ultimo a ogni partecipante veniva chiesto di scrivere o di disegnare tutte le parole in lista. In tutti e sette gli esperimenti si è rietuto lo stesso risultato: le parole che venivano disegnate (anche solo con uno scarabocchio realizzato nel giro di quattro secondi) erano quelle ricordate in percentuale più alta. Nessuno dei test realizzati ha restituito risultati contrastanti o non chiari. Se infatti era già noto che la nostra mente è in grado di ricordare immagini con un alto grado di dettaglio, nessuna azione è più potente nell’aiutare la memoria dell’atto stesso di generare un’immagine, per quanto abbozzata.

Funziona anche per i concetti astratti?

Ci si potrebbe aspettare che questo discorso sia valido solo, o soprattutto, per ricordare oggetti fisici. Nei loro esperimenti i ricercatori hanno usato liste di parole molto semplici come “mela” o “sedia”, piuttosto che concetti astratti. Anche il fatto stesso che si tratti di liste, e non di discorsi complessi o articolati, rende tali esperimenti l’inizio di un percorso ancora da stabilire. La speranza è che dalle conclusioni dei ricercatori si possa elaborare un metodo di studio in grado di ottimizzare i tempi e le attività di memorizzazione, anche se c’è chi sta già provando ad applicare il disegno allo studio della scienza. Secondo quanto riportato dal giornalista del New York Times Tim Herrera, uno dei co-autori dello studio, Jeffrey Wammes, ha dichiarato che l’efficacia del disegno come aiuto per la memoria è confermata a prescindere dal livello di concretezza della parola da ricordare. «Finora non siamo riusciti a ricreare una situazione di studio in cui non si verifichi tale vantaggio mnemonico dato dal disegno», ha detto Wammes. I ricercatori non sono ancora riusciti a capire il perché, ma intanto registriamo il dato. È possibile che lo sforzo richiesto dal dare una forma iconografica a un concetto astratto richieda tali impegno e concentrazione che alla fine, indipendentemente dal risultato, la nostra mente sia portata a tenerne traccia con più facilità.

Risultati promettenti negli anziani

Secondo un altro studio realizzato dalla stessa équipe di ricerca, il disegno aiuterebbe a ridurre la differenza di memorizzazione tra giovani e anziani. Gli esperimenti fatti in questo caso erano simili a quelli descritti più su, ma con partecipanti di età diverse. Quando veniva chiesto di riscrivere le parole da memorizzare, o di elencarne una serie di caratteristiche, i giovani avevano prestazioni molto migliori nel momento in cui veniva chiesto loro di ricordare la lista. Quando invece la consegna prevedeva di disegnarle, la differenza di prestazioni si assottigliava sensibilmente.

Domani in occasione del 25 aprile ZeroNegativo non sarà aggiornato. Buon anniversario della Liberazione a tutte e tutti!

(Foto di Kelly Sikkema su Unsplash)