Le feste natalizie, più che una ricorrenza religiosa, sono vissute soprattutto come un’occasione per ritrovarsi in famiglia (con parenti più o meno vicini, più o meno graditi) e fare una delle attività più tipiche della socialità: mangiare. Talvolta però, il cibo può diventare fonte di disagio per chi soffre di disturbi del comportamento alimentare, costretto a districarsi tra le osservazioni fuori luogo dei commensali e i sensi di colpa dati dal suo difficile rapporto col cibo. Arianna Cavallo, nel suo blog sul Post, mette insieme alcuni consigli su come evitare di far sentire a disagio (spesso involontariamente) queste persone. Ne riportiamo un estratto.

[…] Mai come in questi giorni di lunghissime liste della spesa, carrelli colmi di prelibatezze, padelle sui fornelli per ore, e allegre pubblicità di panettoni, il cibo si presenta come qualcosa di gioioso, come l’elemento immancabile per la felicità della famiglia e degli affetti. La maggior parte delle persone si avvicina a questa sovrabbondanza con un miscuglio di soddisfazione e senso di colpa, e il banchetto è accompagnato da frequenti commenti sulla quantità di grassi ingeriti, sullo stato di sazietà e sulla necessità di mettersi a dieta o muoversi un po’ per buttare giù gli immancabili chili di troppo.

Quasi tutti riusciamo a gestire questo disagio ma le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare – i più noti sono l’anoressia, la bulimia e l’ingestione incontrollata di cibo – ne sono completamente schiacciate, e finiscono per vivere le feste soltanto come un momento di ansia, disagio e solitudine. Non è un argomento di cui si parla molto e, a meno che viviate con una persona malata, è raro sapersi comportare nel modo adeguato, anche durante una semplice cena con gli amici. Molte persone che sono guarite o stanno cercando di guarire hanno spiegato le difficoltà delle feste e come arginarle, tra cui con molta chiarezza la nutrizionista vegana e food blogger Gena Hamshaw, che ha sofferto di un disturbo alimentare per 13 anni. A partire dal suo racconto e dalle opinioni di terapeuti ed esperti – tra cui la psicologa Manuela Carrara, del Centro Medico Santagostino di Milano – abbiamo messo insieme un po’ di consigli da seguire su come comportarsi a tavola con chi soffre di disturbi alimentari.

1) Non far sentire la persona diversa ed esclusa

La cosa più importante è non far sentire chi soffre di disturbi alimentari diverso ed escluso. È la regola principale da seguire e su cui modellare il proprio comportamento, ricordandosi che non si tratta di capricci o di qualcosa che si può risolvere con la forza di volontà. «Non bisogna mai sottolineare che la persona ha un problema perché questo ne accentuerebbe i sintomi», spiega la dottoressa Carrara. Per esempio si può preparare un piatto appositamente leggero, ma farlo in porzioni abbondanti, metterlo a disposizione di tutti e senza sottolineare che è scondito o poco calorico: la persona malata si sentirebbe subito tirata in mezzo e al centro dell’attenzione, inoltre è perfettamente in grado di calcolare le calorie di ogni piatto e regolarsi di conseguenza.

2) La festa non è il cibo, la festa è la festa

Mangiare è solo un’occasione come un’altra per stare insieme: «Non bisogna focalizzarsi sul cibo – dice Carrara – che non va visto come un veicolo d’affetto» o un elemento indispensabile per la riuscita della giornata: è semplicemente qualcosa che c’è e chiunque può decidere, senza sforzarsi, se servirsene o meno.

3) Non fare commenti sull’aspetto fisico, nemmeno complimenti

Le feste sono l’occasione in cui rivedere parenti e amici dopo molto tempo. Questi incontri sono spesso accompagnati da commenti sull’aspetto fisico: «Ti trovo bene», «Come sei in forma», «Sei dimagrito». Evitateli: anche se fatti con le migliori intenzioni rischiano di mettere a disagio la persona malata e farle pensare che quel «Ti trovo in forma» significhi in realtà «Ti trovo ingrassato».

4) Comunicare il menu in anticipo

L’ansia di non poter controllare il cibo ingerito è molto stressante per chi soffre di disturbi alimentari. Comunicando il menu in anticipo potete dargli modo di portarsi qualcosa da casa, di decidere e pianificare quali piatti mangiare, e avere in qualche modo il controllo della situazione.

5) Chiedere di portare un piatto da casa

Invitare gli ospiti a portare un piatto da casa, se ne hanno voglia, consente a chi è malato di avere a disposizione un cibo che sia in grado di mangiare, dovesse averne voglia o fame, senza trovarsi in balia delle scelte alimentari – e caloriche – degli altri. Coinvolgendo tutti nella richiesta eviterete di farlo sentire diverso, sbagliato e solo.

6) Che cibi servire

Non modificate il menu che avete in mente sostituendo l’arrosto con le fettine di pollo scondite: basta offrire qualche portata più leggera, disponendo i piatti sulla tavola a mo’ di buffet, così che chiunque possa servirsi liberamente e in modo autonomo, senza sentirsi osservato e giudicato.

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