Negli Stati Uniti si sta diffondendo una certa preoccupazione legata alle conseguenze per la salute legate all’uso di sigarette elettroniche. Le autorità stanno discutendo possibili limitazioni nella vendita e consumo dei dispositivi e delle ricariche, tra polemiche e pressioni delle lobby del tabacco.

In Italia nessun intervento in vista

In Italia al momento non sono in vista possibili interventi normativi. Pochi giorni fa l’Istituto superiore di Sanità (Iss) ha anzi dovuto precisare che, contrariamente a quanto scritto da un quotidiano, «non esiste alcun Piano ISS in cui è prevista “una stretta in arrivo sulle e-cig”. L’Istituto, in quanto organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale supporta la definizione di piani e azioni riguardanti la Salute Pubblica a sostegno di Regioni e Ministero della Salute. Qualsiasi strategia o sviluppo di un Piano nazionale non può che vedere l’ISS operare a supporto di essi. Le dichiarazioni della Dr.ssa Roberta Pacifici sui rischi della sigaretta elettronica non si riferiscono ad alcun piano nazionale o regionale ma  riguardano la posizione più volte espressa dall’Istituto sull’opportunità di attuare allo stato attuale delle conoscenze un principio di cautela riguardo l’utilizzo di questi dispositivi».

La situazione negli Usa

I casi di disturbi accertati negli Stati Uniti finora sono 805, secondo un dato diffuso il 27 settembre dal Center for Disease Control and Prevention (CDC). Solo pochi giorni prima si parlava di 530, ma evidentemente i medici hanno stabilito che i casi riconducibili al “malessere da sigaretta elettronica” (che negli Stati Uniti è indicato con la sigla VAPI) erano più di quanti si credesse. Nel rapporto, di cui si è occupata CNN, si parla anche di 13 morti collegate alle sigarette elettroniche, avvenute in 10 stati. Uno degli aspetti preoccupanti della vicenda è che l’uso dei dispositivi è molto diffuso tra i giovani. Come ha spiegato il New York Times, in un reportage ripreso dal Post, «il problema interessa soprattutto persone tra i 20 e i 30 anni, che si presentano negli ambulatori e negli ospedali con sintomi come difficoltà a respirare normalmente, nausea, vomito e senso di spossatezza. Per alcuni di loro si rende necessario il ricovero in terapia intensiva, con l’impiego di respiratori per aiutarli a superare la crisi, con terapie che possono durare settimane».

Cause sconosciute

Uno dei problemi che rendono più lente e inefficaci le cure è il fatto che i pazienti sono reticenti rispetto al tipo di sostanze usate dentro la sigaretta. Questo rende difficile per i medici individuare le sostanze nocive e il trattamento più appropriato. Sapere con più precisione la fonte del malessere è fondamentale anche per dare indicazioni alle istituzioni, a cui spetta il compito di regolamentare la vendita dei prodotti. Secondo il CDC, molti dei giovani che hanno avuto problemi di salute utilizzavano una miscela che comprendeva anche il THC (tetraidrocannabinolo), il principio attivo della cannabis. Altri usavano THC e nicotina. Altri ancora solo nicotina. È possibile che i problemi siano relativi a miscele preparate in casa, o acquistate illegalmente, che quindi non rispettano i parametri previsti dalla legge. Bisogna specificare che in Italia le regole sono più rigide che negli Stati Uniti rispetto agli standard qualitativi, quindi i due contesti non sono paragonabili. Inoltre in Italia non sono stati registrati finora casi di malesseri riconducibili alla sigaretta elettronica. Come dice l’ISS, però, vale il principio della prudenza.

(Foto di VapeClubMY su Unsplash)

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