Alla fine la notizia è arrivata. Non abbiamo avuto fretta nel riportarla perché in fondo ce l’aspettavamo: il Consiglio dei ministri di venerdì 24 febbraio ha deliberato la soppressione dell’Agenzia per il terzo settore. Qualche settimana fa ne avevamo parlato col suo presidente, Stefano Zamagni, che alla nostra domanda sul fatto che il terzo settore potesse dormire sonni tranquilli in merito alla sopravvivenza dell’ente, aveva dato una risposta perentoria e per nulla scontata: «Il mondo del non profit, più che dormire dovrebbe svegliarsi. Bisogna che faccia sentire la propria voce, che sensibilizzi i media sulle questioni che lo riguardano, compresa questa. Purtroppo succede sempre così: nessuno protesta quando andrebbe fatto, salvo poi far sentire le proprie lamentele quando è ormai troppo tardi e le decisioni sono state prese».

E in effetti, in questa vicenda, il professore ha visto giusto. Troppo tardive le proteste delle associazioni, troppo isolate le voci che hanno cercato di dare corpo all’idea contraria alla chiusura dell’Agenzia. Resta da vedere come saranno distribuite le competenze all’interno del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il sottosegretario Maria Cecilia Guerra ha commentato la decisione al salone “Villaggio solidale”, che si è chiuso domenica a Lucca: «Ci sentiamo caricati di una forte responsabilità e abbiamo il giusto entusiasmo per poter metterci al servizio. Ora inizia un percorso importante. […] Da un lato organizzeremo un sostegno di tipo consulenziale e collaborativo sulle cose pratiche.

Cominceremo con la conoscenza del settore, che approfondiremo anche dal punto di vista fiscale e giuridico. Ma lavoreremo anche sul rapporto con altre amministrazioni e con l’Agenzia delle Entrate. Sappiamo che questi sono temi delicati. Vorremo capire -ha aggiunto Guerra- e definire bene il mondo delle associazioni di promozione sociale e delle onlus per difenderlo dalle “false onlus”. Nello stesso tempo potenzieremo, anche attraverso gli Osservatori, le funzioni di conoscenza, promozione e interlocuzione».

L’atteggiamento sembra positivo, anche se lo stesso Zamagni, per sua ammissione, ha detto di averci impiegato dieci anni a capire le dinamiche del non profit. Non sarà certo facile né rapido per il Ministero il processo di studio del settore; richiederà mesi, o forse anni, il raggiungimento di una piena operatività della nuova struttura. Ci auguriamo che tutta la conoscenza accumulata in questi dieci anni di Agenzia sia messa a frutto da chi ne farà le veci in futuro, e che il ruolo di controllo e indirizzo che essa ha svolto finora non subisca un arresto che sarebbe molto dannoso per tutto il terzo settore.

Un’ulteriore perplessità viene leggendo le motivazioni della cancellazione, individuate sostanzialmente nelle eccessive risorse che l’Agenzia richiederebbe. «Se si applicassero i criteri della spending review (volti a individuare inefficienze e sprechi di denaro, ndr), l’Agenzia ne uscirebbe a testa alta -diceva Zamagni-, visto che in questi anni ha prodotto una enorme mole di lavoro in rapporto alle risorse che ha richiesto». Ci aspettiamo, come minimo, lo stesso rigore e la stessa prontezza, da parte del governo, nell’intervenire su altre authority, dai costi ben maggiori, e i cui risultati vorremmo poter confrontare con quelli ottenuti dall’Agenzia.

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